No global – vellutata di patate e funghi

Quando ero una sedicenne o giù di li, gli anni 90 erano appena alle spalle e il mondo aveva subito più di una evoluzione con triplo salto tribale, cominciò a risuonare sulle bocche dei più la parola global preceduta da un perentorio no.

Improvvisamente fu necessario nascondere il baffo sulle scarpe che avevi ottenuto a suon di martellate sulle palle di tuo padre, evitare come il diavolo i fast food americani (e non per il pessimo cibo) e camminare con una copia del sommo stendardo dei fricchettoni, ovvero il libro ‘NO LOGO’, sotto il braccio. 
Naturalmente la questione globalizzazione e le sue implicazioni socioeconomiche erano e sono un tantino meno frivole di quanto sopra espresso, ma un’adolescente
infervorata di nuovi ideali può essere davvero molto meno profonda di quanto il nuovo look finto intellettuale-compro-solo-nelle-botteghe-artigiane-io lascerebbe supporre.
Dunque, prima di risvegliarsi con un giovane ventenne morto e una scuola macello,la situazione personale era ridotta ad una serie di comportamenti utili a dimostrare al mondo quanto no global io fossi e chiaramente quanto in realtà io lo fossi poco.
Per fortuna del mondo intero, un adolescente cresce -anche se non sempre e non per tutti, evolvendosi in un vantaggio reale- e così fu per la sottoscritta.
Quando il mio look ritornò ad uno stato accettabile e quella parola perse un pò il suo fervore, Claudio comiciò a crescere nella mia pancia e di lì a poco, appena ventunenne, sarei diventata una giovane mamma. Una giovane mamma equivale ad una piccola donna che smette di essere figlia e comincia a preoccuparsi di cose alle quali non aveva neanche mai fatto caso, come per esempio il prezzo medio di una bottiglia di latte, di un paio di calzini o di una bolletta della corrente.
Ecco, quando sono diventata mamma ho cominciato a dover comprendere una serie di cose nuove e di organizzare, o tentare di farlo, una serie di cose.
Questo infinito preambolo porta ai giorni d’oggi e al vero argomento di questo post, che altro non riguarda, se non il mio amore per la spesa, in solitaria, nei mercati rionali.
Fare la spesa fra le bancarelle ha moltissimi vantaggi e benefici per la mia salute e vi assicuro che potrebbe essere lo stesso per voi se solo smetteste di comprare qualsiasi cosa nei banchi di un anonimo super mercato. Naturalmente compro anch’io nei supermercati e non rinuncio alle indiscutibili comoditá che comporta, quali spesa a domicilio e concentrazione di tutti i prodotti in un unico luogo. Ma ci sono più aspetti invece che ho sottovalutato per ignoranza e scoperto per conoscenza diretta.
Al mercato si risveglia la piccola economista che è in te e non importa se in genere compri un paio di necessarie scarpe a 150 euro, in un mercatino non comprerai mai un kg di pomodorini ad 1,50 se puoi pagarlo 1 euro. In un mercatino, con pochette a tracolla e occhiali coprenti, potrai aggirarti per le decine di bancarelle e iniziare la tua piccola indagine di mercato indisturbata, fare un elenco mentale di tutti i posti dove comprare questo o quello, tornare indietro ed acquistare tutto il necessario in 10 stazioni differenti. Questa operazione mi da un enorme senso di soddisfazione. Con meno di 15 € puoi portarti a casa, senza problemi, frutta e verdura per i successivi 10 giorni, che non è davvero poco!
E poi c’è questa cosa del parlare con i bancarellari, che per me è senza prezzo. Il bancarellaro ti conquista con un ‘bella signora come posso servirla?’ e prosegue senza sosta fino ai discorsi sui massimi sistemi della politica economica mondiale. Con alcuni di loro, si è instaurato un rapporto di fiducia assoluta, se una cosa DEVO comprarla, che mi serva o no, io la compro. Se una cosa che desidero mi viene sconsigliata, depongo le armi e cambio menù. Il bancarellaro è potente e saggio, lui sa, io acquisto.
Il pescivendolo è il mio preferito, mi chiama cuoca Francesca ed è arrivato a pulirmi e spinarmi 2 kg di alici per farmi contenta. Ha anche detto, probabilmente per lusinga -ma a me che importa- che non l’avrebbe fatto per nessun altro. Che sia vero o no, io ho preso l’abitudine di fare tappa fissa da lui nei miei pellegrinaggi gastronomici, con il risultato di avere dell’ottimo pesce fresco in tavola un paio di volte più di prima. Il 24 dicembre alle 12,30, come concordato direttamente con lui, mi sono presentata  puntuale al grido di ‘VOGLIO IL PESCE’, regalando momenti esilaranti a tutti gli astanti e un grande momento di imbarazzo per me e le mie battute, tanto infelici, quanto involontarie.
Insomma, negli anni, senza integralismi di nessuna sorta, il mio modo di essere no global si è evoluto dal coprire il marchio di una scarpa che comunque possedevo a privilegiare i rapporti umani diretti in un mercatino. 
Be local, no global.
 E facciamoci una zuppa.
                                                            Vellutata di patate e funghi
INGREDIENTI
1 kg e 1/2 di patate 
1 cipolla piccola
1 carota grandicella
1 costa di sedano
400 gr di funghi champignon (o dei funghi che preferite)
300 gr di funghi orecchione
1 spicchio d’aglio
1 spruzzata di vino bianco
1 manciata abbondante di prezzemolo
Olio evo
1 dado da brodo (fatto in casa)
Sale e pepe q.b.
Pane raffermo
Erbe aromatiche miste
Innanzitutto va fatta una breve premessa.
È mio dovere fare un ringraziamento speciale alla mia amica Perla, che è stata invitata a pranzo senza che le avessi cucinato niente, che mi ha accompagnato a fare una veloce spesa, che ha con me ideato, cucinato e realizzato questa zuppa.
Altra piccola parentesi va aperta a favore di una delle migliori amiche di ogni donna, la indispensabile e dimezza tempi per eccellenza, pentola a pressione. Questa meravigliosa invenzione è solitamente circondata da un’aurea di pregiudizio, tanto grande quanto falso. La sua funzione è semplicemente quella di dimezzare i tempi, cioè aiutare una qualunque donna con poco tempo a cucinare qualcosa che altrimenti non riuscirebbe a preparare. Stop. Non cucina per te, non leva nessuna dignità al risultato finale, non è da disprezzare, ma da adorare. Lode a te o sibilo fischiettante e se ne avete una USATELA.
Ora basta, cominciamo.

Pelate la cipolla e le carote e, insieme al sedano, riducete tutto a dadini, ma senza troppo impegno perchè dopo frulliamo tutto. Fate lo stesso con le patate, rispettando una dimensione uniforme per la cottura, ma senza mettere impegno neanche questa volta.
Potete saltare il passaggio degli ingredienti a forma di cuore, ma non vi azzardate a fare commenti inopportuni. Procediamo.
Mettete dell’olio nella pentola a pressione e fate soffriggere a fuoco medio per qualche minuto il trito di carote, cipolla e sedano.
Aggiungete le patate, un dado fatto in casa (se non fate il dado, mettete un pò più di sale) e acqua fino a coprire le patate di due dita. Chiudete la pentola, aspettate il sibilo, abbassate la fiamma e fate cuocere 12 minuti. 
Nel frattempo, passiamo ai funghi.
Tagliate la parte finale del gambo, quella più terrosa degli champignon e quella più dura e gommosa degli orecchioni, immergete i funghi in acqua e facendo pressione con i polpastrelli, tirate via, dai primi, la ‘pellecchia’ più esterna. Ripulite entrambi dalla terra.
Asciugateli tamponandoli con un canovaccio e metteteli sul tagliere. 
Ora tagliateli e non fate un cuore.

Prendete una padella antiaderente, fate un paio di giri di olio evo, soffriggeteci un aglietto tagliato in 2 parti.
Aggiungete i funghi, salateli, aspettate che tirino fuori tutta la loro acqua di vegetazione e quando saranno asciutti, aggiungete una spruzzata di vino e il prezzemolo e fate un pò rosolare.
E ora l’ultimo passaggio. 
 
Prendete del pane raffermo, tagliatelo a dadini, ponetelo in una teglia e spruzzatelo di olio evo e una spolverata di erbe aromatiche miste (timo, salvia, rosmarino o quello che volete), date una mescolata e fate dorare in forno già caldo a 200 gradi per 6-7 minuti.
Spegnete il fuoco sotto la pentola a pressione, fate sfiatare, aprite la pentola e frullate le patate con il brodo. Assaggiate, regolate di sale se serve, aggiungete del prezzemolo, pepe nero macinato, e 2/3 dei funghi. Rimettete sul fuoco per 2/3 minuti per lasciare il tempo ai funghi di insaporire la zuppa e procedete all’impiattamento aggiungendo dei funghi e del prezzemolo ad ogni piatto, senza dimenticare di mettere a tavola i crostini.
Abboffatevi senza pietà se avete usato una pentola a pressione o aspettate un’altra quindicina di minuti per la cottura delle patate.

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