Raccordi – calamari ripieni

Per mantenere la continuità tra due inquadrature, nel cinema, esistono sette tipologie di raccordo:

– sull’asse
– di movimento 
– di sguardo
– di posizione
– di direzione (movimento)
– di direzione dello sguardo
– sonoro
– di immagine
Quando ero all’università,al secondo anno per la precisione, capii che nel mio futuro doveva esserci il cinema. Tra le ore che ho passato nella cineteca dell’università, quelle sui libri, quelle nelle sale (anche di pomeriggio, anche da sola), Sky a manetta e migliaia di euro da blockbuster, posso dire con certezza che il potere delle immagini e i tecnicismi dietro alla realizzazione di quella meraviglia di settima arte erano diventate una sorta di ossessione.
Scoprii il neorealismo italiano, mi abbuffavo senza sosta di cinema muto, mi innamorai perdutamente della nouvelle vague francese, adoravo il cinema americano d’autore. Guardavo qualunque cosa, sognando un giorno di essere qualcosa, qualunque cosa per quel mondo.
Scoprii che guardando Hitchcock, avrei scoperto
il trucco dietro la magia dei grandi registi che oggi amiamo, scoprii che Hitchcock ne era la genesi. 
Costrinsi amici, parenti e sconosciuti a vedere Jules&Jim, perché era senza dubbio la storia non d’amore,ma sull’amore, più bella che avessi mai visto.
Conobbi Rossellini, Pasolini, Fellini, Antonioni, Visconti, Bertolucci, Godard, Chabrol, Kubrick, De Palma, Coppola, Scorzese e mille altri. E non mi bastava mai. E come una droga guardavo, riguardavo, arrivando a sezionare i film scena per scena, stacco su stacco, movimento di macchina su movimento di macchina.
Insomma, se la mia adolescenza l’avevo regalata per 3/4 al buio illuminato dalla lucina del mio comodino e alle pagine di un romanzo, l’inizio della mia vita adulta mi diceva che il buio di una sala era il posto magico dove avrei trascorso volentieri i 3/4 di quella a venire.
I gusti cinematografici di una persona erano, per me, un metro di giudizio bastevole.
Il fervore con cui ho vissuto quell’anno della mia vita e quello successivo è un qualcosa che mi piacerebbe ritrovare nella vita, anche per poco, anche per sentirmi viva.
Un giorno imprecisato di quel periodo, mia madre tornò a casa con il DVD di un film che il padre di una sua bambina (mia madre insegna alle elementari) le aveva regalato.
Questo padre, giovane e promettente regista napoletano, era alla sua opera prima, si apprestava a girare la sua seconda e ci aveva regalato una copia di ” L’uomo in più “.
Questo giovane regista, che proprio oggi mentre scrivo, ha vinto il suo primo riconoscimento oltreoceano, un piccolo Golden Globe tanto per dire, si chiamava Paolo Sorrentino.
Mi guardai il film ed ero abbastanza allenata dalla visione dei grandi maestri per riconoscerne il genio.
Andai da mia madre scongiurandola di chiedere un incontro con quest’uomo, di chiedere a quest’uomo se a Torino, dove si sarebbe girata l’opera seconda, io potessi, chessò, fare le pulizie, reggere l’asta di un microfono, fare caffè a tutti, fare la tuttofare, essere una mosca, ma pure una cacca.
Io volevo vedere, esserci, andarci. Gratis o anche pagando, ma esserci.
Più tardi, con un’esperienza diversa da quella universitaria, avrei imparato che forza lavoro gratis, in un’opera seconda, è più che ben accetta nel cinema italiano e che avrei anche potuto preparare le valige.
Detto questo, le ‘Conseguenze dell’amore’ ha aperto gli occhi al mondo sul genio del giovane regista di cui sopra e socchiuso le mie al mondo del cinema.
Le valige, se si eccettua quella preparata al settimo mese perchénonsisamai, non furono preparate.
Le mie conseguenze dell’amore stavano per chiamarsi Claudio e il mio viaggio per la vita pareva essere un film chiamato ‘Oh cazzo, sono incinta’!
Inutile dire che il tempo di dedicarsi al cinema, ai libri o a qualunque altra cosa volessi fare non l’ho ancora ritrovato a distanza di 10 anni, ma il mio amore per quel film e il mio legame  con il cinema in generale ha preso una piega che beffarda è dire poco.
Quando Claudio aveva due anni, cominciai a lavorare per il teatro, che non mi ha mai dato neanche un decimo dell’emozione del cinema, ma che tutto sommato mi dava un lavoro divertente, in mezzo a gente carina e con uno stipendio non c’è male.
Il mio ingresso in quel mondo coincise con la mia separazione e poco dopo con l’incontro con il mio attuale compagno di vita.
Il mio compagno, che io chiamo marito regalandogli un titolo che non merita, è uno scenografo.
Le sue valige, quel settembre di 10 anni fa, erano pronte e lui su quel set ci andò davvero, così come su quello de “l’amico di famiglia” e del “divo”. Io su un set ci sono stata, ma solo per seguirlo, non ho mai conosciuto realmente Sorrentino e mi sto ancora domandando se quel cambio di programma, quell’occasione mancata, non fosse un rimandare il destino con il cinema e con l’amore.
Dunque, in un modo o in un altro, il cinema fa parte eccome della mia vita, ma mentre lui per me fa tanto sia materialmente che spiritualmente, non mi pare di avere mai avuto la possibilità di restituirgli il favore. Speriamo lo faccia sempre bene mio marito, che vi devo dire.
Ero in una pescheria l’ultima volta se non sbaglio, ora c’è uno stacco raccordato sull’immagine. L’immagine è un calamaro sul banco del mercato, quella successiva sul banco della mia cucina.
Calamari ripieni ( ‘mbuttunati) secondo lo chef, che sarei io.
Ingredienti 
– 4 calamari puliti
– pane raffermo
– menta fresca
– 2 limoni biologici (scorza e succo)
– uno scalogno piccolo 
– capperi (eoliani se siete fortunati ad averne) sotto sale
– pane raffermo (per carità il pan carré è un abominio)
– olio evo
– pepe q.b.
– sale no, non serve credetemi
Questa ricetta è quanto di meno invernale si possa immaginare, perché è fresca, deliziosa e leggera (vabbè non tanto leggera, ma io avrei bissato volentieri se solo non avessi comprato i calamari contati).
È una ricetta semplice e se non dovrete preparare gli ingredienti per uno shooting fotografico e se avete un pescivendolo che vi pulisce per benino i calamari, allora anche piuttosto veloce da preparare.
Cominciamo.
Se i calamari non ve li siete fatti eviscerare e spellare per risparmiare un euro di mancia, vi prego di riconsiderare il vostro budget la prossima volta e di risparmiare su altro, ma questa volta ahimè, procedete tirando la testa al calamaro, sperando venga via tutto, poi infilate le dita all’interno e tirate fuori quello che fuori non è venuto e l’ossicino trasparente che attraversa l’animale. Levate via la pelle, tagliate via dalla testa gli occhi e conservate i tentacoli.
Fatelo tante volte quanti sono i vostri calamari e ripensate ancora a quell’euro che non avete speso.
Ora che i vostri calamari sono puliti, procediamo.
Prendete i tentacoli, aggiungetevi le alette che rimuoverete dai corpi e fate un trito non troppo fine, ma neanche troppo grosso, fate lo stesso con i capperi (ben sciacquati), lo scalogno, le foglie di menta (almeno una decina) e prelevate la buccia del limone con l’apposito strumento.
Ora prendete un tegame antiaderente, date un paio di generosi giri di olio evo e ponete il trito di scalogno, capperi, buccia di limone e menta. Tenete da parte il calamaro mentre lascerete dorare bene il tutto.
Aggiungete i calamari, lasciate cuocere a fuoco vivo 5 minuti rimestando di tanto in tanto e nel frattempo tritare il pane nel mixer. 
A questo punto sfumate con il succo di un limone e aggiungete il pane.
   
Il risultato sarà questo. aspettate che si freddi, tanto per non ustionarvi, e riempite i vostri calamari per 2/3 con la farcia ottenuta, chiudendo con uno stuzzicadenti.
Disponete i calamari in un tegame, cospargendo il fondo con un cucchiaio di olio, il succo di un limone, un po’ di menta e la farcia avanzata. 
Pepate se vi piace e cuocete in forno a 200 gradi per un 15-20 minuti più 5 a grill, prelevando almeno una volta per raccogliere il succo e irrorare i calamari.
Che vi devo dire, per me erano una delizia.  Buon appetito. 
The end

5 Comments

  • Benedetta ha detto:

    Il mio amore per il cinema nacque quando ero bambina e passai una settimana a rivedere in loop Prendi i soldi e scappa, di cui non capii quasi nulla, su Telelibera63. Poi ci furono quintalate di pomeriggi al cinema con mia nonna, grande appassionata, e la rassegna dei film di Hitchcock al Metropolitan. A 17 anni vidi nascere il primo cineforum messo insieme da miei amici più grandi di me. A 23 anni il cineforum lo misi insieme io. Era un cineforum ambizioso, in un cinema vero, e con un programma che prevedeva solo classici del cinema, quelli che io e i miei amici avremmo da sempre voluto vedere sul grande schermo, ma che invece avevamo visto solo in tv. Così bisognò mettere insieme un bel po' di persone che facessero i soci fondatori, e che in sostanza finanziassero il progetto. Fra questi c'era un mio amico rugbista che si era laureato in legge ma poi si era trasferito a Roma per frequentare il Centro Sperimentale, innamorato del cinema così come lo ero io. Qualche anno dopo il mio amico mandò un sms a tutta la rubrica chiedendoci di andare tutti al cinema a vedere il secondo film che aveva prodotto, L'uomo in più. Il mio amico l'altro giorno era sul palco dei Golden Globes insieme a Paolo Sorrentino. Era quello con il papillon un po' storto (come avrei voluto che Ludovica glielo avesse aggiustato durante la cena) che non ha detto una parola, ma che ha reso possibile tutto ciò che è accaduto. PS: Adesso vado a comprare i calamari che il mio pescivendolo, conoscendomi, pulisce di default.

  • Anonimo ha detto:

    Ciao, Sono Tiziana M una collega del tuo babbo.
    Ieri sera ho fatto i calamari 'mbuttunati': una delizia! Sono piaciuti persino al mio compagno, mission impossible wow!
    Continua cosi'!!!
    grazie e ciao ciao 🙂

  • lacaprino ha detto:

    Tiziana grazie davvero! È davvero emozionante sapere che le mie ricette escono dalla mia cucina per entrare nelle vostre! Ancora grazie a te e un saluto al marito impossibile!

  • Cinzia Lazzaroni ha detto:

    Ed io che li riempio sempre allo stesso modo 🙁 Questi sembrano deliziosi, sicuramente una ricetta da provare 😀

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