Imprese volanti e gastronomiche magie – marmellata di fragole

Ci sono persone che non avevi previsto quanta importanza avrebbero potuto assumere nella tua vita.

Ci sono incontri, quasi fortuiti, che innescano meccanismi mentali catalizzatori di idee dormienti da troppo, troppo tempo.
Ci sono eventi programmati, che cambiano la loro intenzione iniziale.
C’è stata una lacuna culinaria, chiamiamola pure una partita persa, tra me e le conserve, quei barattoli che imbottisci di prodotti di stagione per ritrovarli quando quella stagione è finita.
E quando la stagione era finita, c’era una composta di cipolle, costata mille lacrime e un fetore persistente che mi ha fatto guadagnare il disprezzo dell’intero condominio, con uno strato di muffa buono per fare della penicillina e non molto altro.
Non so voi, ma io quando ho bisogno di una ricetta e ne trovo una di una blogger famosetta, mi aspetto lealtà, mi aspetto delle indicazioni precise, delle dosi giuste e dei segreti per realizzarla come si deve, ma sono famosa per essere una boccalona di buona fama e così, vatti a fidare, non ne ho trovata una che placasse le mie ansie e mi spiegasse qual era o quale fossero gli errori che avevo commesso e che hanno lasciato del buon formaggio stagionato senza la propria crema di cipolle rosse di Tropea.
Flavia, un’amica di vecchia data di mio marito, una lavoratrice del teatro dall’entusiasmo implacabile, vive in una casa che ha un nome ( non so voi, ma la mia non c’è l’ha) evocativo di calma e cose belle.
Flavia vive a VALPARAISO ,una casa nel cuore del centro storico e al quinto piano di un palazzo antico. Non è una casa vezzosa, non è una casa pretenziosa e per usare le sue parole è una cucina con la casa intorno, quindi un focolare caldo
e accogliente dove trascorrere un pomeriggio.
Il pomeriggio che ho passato a casa sua è stato istruttivo, divertente e illuminante.
Flavia organizza dei laboratori o se vogliamo delle lezioni per imparare come si fanno alcune cose, come il sapone fatto in casa, cosmetici naturali o nel mio caso, lezioni di conserve.
– La conosci l’insegnante?Mi fa.
E io: no, dovrei? 
– Si devi. Fa lei.
E quindi Benedetta, alias la GASTRONOMICA VOLANTE STANISLAVSKIJ
Una di quelle blogger che seguirete molto più di quanto non facciate con me.
Una di quelle blogger che scrive cose belle, ricette buone e soprattutto vere.
Una di quelle blogger che senza saperlo e senza neanche conoscermi, ha fatto di me una blogger.
Si perché io ho letto Benedetta e ho pensato che il mio blog ideale fosse quello dove potevi leggere delle cose belle e trovare delle ricette buone veramente, non solo con ingredienti pretenziosi o impiattamenti eleganti.
Insomma Benedetta, ancor prima che mi spiegasse (a me e agli altri “alunni”) con pazienza e precisione come fare una marmellata e i segreti perché riuscissi a mangiarla in sicurezza, è stata ed è per me una persona importante.
E quindi mi rimane da dirvi una cosa, una sola.
Se siete terribilmente pigri nonostante abbiate un milione di idee e un miliardo di sogni, se lasciate che le cose che desiderate maggiormente rimangano solo dei desideri, allora si, anche voi, avete bisogno di una Benedetta e il mio augurio è che la incontriate prima che l’accidia vi faccia finire dritti dritti  all’inferno.
Marmellata di fragole
Ingredienti per 6 barattoli
1,5 kg di fragole (dovrete acquistarne circa 2kg) 
La buccia di un limone biologico
Il succo di due limoni
500 gr di miele d’acacia
100 gr di zucchero di canna demerara
I semi di una bacca di vaniglia
3 mele della qualità che preferite
La ricetta di questa marmellata è mia per quanto riguarda le dosi, l’idea del miele che sostituisce lo zucchero quasi completamente, l’ho rubata ad una marmellata di lamponi squisita comprata l’estate scorsa, le indicazioni per realizzarla sono merito di Benedetta.
Quindi prima di cominciare a sciacquare la frutta e tagliarla in pezzi, cominciate con una cosa molto importante, che vi consentirà di conservare le vostre marmellate senza incorrere nel pericolo muffa.
Prendete i vostri barattoli e i loro tappi, lavateli per bene, scrollate l’acqua in eccesso e adagiateli su una teglia rivestita di carta forno, inseriteli nel forno freddo e accendete a 130 gradi, lasciando il tutto fin quando non raggiunge la temperatura e per 20-30 minuti da quel momento.

Questo processo di sterilizzazione è secondo me il più comodo e sicuro, me l’ha insegnato Benedetta ed è una delle cose che avevo fatto male ai tempi della composta di cipolle.
Quindi tagliate le fragole, le mele (che sopperiscono alla mancanza di pectina nelle fragole, vi impediscono di comprare qualsivoglia prodotto chimico sostitutivo, daranno sapore e aiuteranno la gelatinizzazione) aggiungete il succo di limone, la sua buccia (potete aiutarvi con un pelapatate), i semi di una bacca di vaniglia, la bacca, il miele, lo zucchero e mettete sul fuoco.
Mettete un piattino di ceramica in frigo.
Non lasciatevi abbattere dall’aspetto liquido che la futura marmellata avrà nei primi 20 minuti e continuate a rimestare ogni tanto, aspettando che lo zucchero e il miele “caramellino”.
Dopo circa 30 minuti rimuovete le bucce di limone e la bacca e frullate con un mixer il resto. Dopo 10 minuti all’incirca, mettete un goccio di marmellata sul piattino freddo, aspettate 10 secondi che si raffreddi e inclinatelo. Se la marmellata non precipita giù,ma cade lentamente fermandosi dopo poco, allora ci siete (badate che una marmellata calda avrà una consistenza completamente diversa da quando sarà fredda, per questo dovete usare un piattino raffreddato). 

Prendete i vostri barattoli ancora caldi, (fate attenzione a tutti i passaggi, perché la marmellata è una prodotto davvero bollente per la presenza dello zucchero), un attrezzo che non so come si chiama, probabilmente invasatore (una sorta di imbuto in metallo con la circonferenza uguale a quella dei barattoli), un mestolo e procedete velocemente a riempire i barattoli, chiuderli immediatamente e capovolgerli a testa in giù.

Un altro requisito fondamentale per la riuscita dell’impresa, è che l’invasamento va fatto necessariamente quando la marmellata è bollente, perché è il calore che consente al barattolo di andare in pressione e quindi creare il sottovuoto, ovvero l’assenza d’aria che impedirà la formazione di muffa.
Per intenderci, il coperchio non deve fare click quando ci appoggiate il dito sopra, quindi è piatto e duro se avete seguito le indicazioni,ma se malauguratamente non dovesse esserlo, allora dovrete riaprire, richiudere e procedere alla bollitura in una pentola di acqua, avvolgendo il barattolo in un canovaccio.

Ora avete il vostro tesoro, una marmellata che ha un sapore speciale forse per la presenza del miele, forse per quella del limone o forse, semplicemente, perché l’avete fatta voi. 
Buona colazione.
P.s. Se non riuscite più a trovare le fragole, perché la sottoscritta in quanto pigra ha scritto questo post con un discreto ritardo, procedete pure con le ciliegie, io lo farò domani.

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