20 mani per una cena – Genovese di polipo

Se ogni ospite che varca la soglia della tua abitazione ha con se una reflex, se distribuisci la password del tuo wi-fi a tutti come fosse la pillola della felicità, se ognuno ha con se una busta contenente buon cibo da ultimare, da cuocere o pronto, se non hai (quindi) dovuto cucinare per tutta la notte e tutto il giorno, allora o è tutto un sogno, oppure i tuoi ospiti oltre ad essere degli alieni, sono tutti appartenenti a quella specie particolare di essere umano che ha fatto della sua passione per il cibo una sorta di ragione di vita: benvenuti al primo mini raduno dei food blogger campani.

Da quando a luglio qualcuno si è preso la briga, per la prima volta, di definirmi 

appartenente a questa categoria, e dopo la mia partecipazione allo show cooking della Cirio (ve ne ho parlato qui), sono successe tante cose, tra cui la più importante rimane quella di aver conosciuto chi questo titolo lo merita forse un po’ più di me.
Quindi altri foodblogger, gente carina, appassionata, gente disposta ad uscire dalla rete per costruirne una al di fuori, gente disposta a condividere anche di persona, oltre che davanti ad un computer, la propria esperienza. 

Una cena a 20 mani, dove ognuno ha portato un po’ del suo talento.
Una cosa informale, che ci riporta all’umanità, che crea contatti veri, tra persone che hanno una cosa in comune ed altre si, ma anche no, come è giusto che sia.
Va detto che, nonostante avessi preso la cosa in modo molto goliardico, e mi fossi presa la briga di confezionare un festone (o per dirlo figo un banner) con la scritta “food blogger”, per scattare delle foto, credo di essere stata l’unica a non farne manco una, e le ragioni sono essenzialmente 2: in quanto padrona di casa avevo l’obbligo di essere un ospite rispettabile e in secondo luogo,  perché, in fondo, rimango ancora un’inguaribile svampita, logorroica, verginella. Sta bene.
ma lasciatemi introdurre i miei ospiti, dandovi la possibilità di riprodurre le delizie che ci hanno fatto da cena (cliccate sui link per le ricette):
menzione speciale per Ornella e Paola di ” fatto in casa è più buono” con le quali è nata un’amicizia speciale, che ci hanno deliziato con muffin salati alle zucchine e ai peperoni e cacio oltre che con dei cornetti di sfoglia preparati chez moi. 
Fabio e Annaluisa, cui si deve l’idea di questo incontro, di Assaggi di Viaggio , che hanno portato un dolce di una delizia e una classe impareggiabili, la torta Giffonese di Sal De Riso, tutta “nocciolosa” dalla base, al frangipani  di cui era farcito, fino alla ganache che chiudeva il tutto. 
Vittorio, di noodloves, che ha portato le sue cup quiche, tanto belle e tanto buone, che dopo la prima non si riusciva a smettere di ingoiarne una dopo l’altra.
Simonetta, alias la cuoca galante, che ha portato un casatiello versione autunnale, ma non Pasquale, che era una libidine!
Paola, di Fairies Kitchen con un semifreddo del maestro Montersino, che ho avuto la fortuna di non poter inserire nelle doggy bag poiché non trasportabile.
E infine io, che per la prima volta faccio un post con un senso, che porta ad una ricetta che effettivamente si inserisce nel post stesso, una ricetta goduriona, una ricetta che dà all’attesa,ben 5 ore di cottura, il suo giustissimo ruolo di catalizzatore della felicità.
Felicità che in questo caso è cibo buono, una tavolata di esseri umani piacevoli e un calice di vino sempre pieno.

Paccheri alla genovese di polipo

Ingredienti per 6 persone 
480 gr di paccheri di gragnano 
un polpo di 1kg
una cipolla, una carota, una patata e una costa di sedano per il brodo
1kg e 1/2 di cipolle
un rametto di timo, un cucchiaio di zucchero e un bicchiere di aceto per sbollentare le cipolle
1 carota
prezzemolo
1 bicchiere di vino bianco
olio evo
sale q.b.
pecorino da grattugiare a scaglie
prezzemolo tritato 

Questa ricetta ha una storiella divertente, che non posso esimermi dal raccontare.
Quando Claudio era un poppante, e quando dico poppante intendo le mie tette, non un biberon, ebbi la splendida idea di regalarmi una mangiata di pesce domenicale al ristorante.
Come ogni puerpera che si rispetti, però, mi era vietato di “assumere” crostacei e conchiglie, così optai per un interessante primo piatto, che non avevo mai mangiato e che sembrava delizioso oltre che privo di cibi proibiti.
Certo, perché si sa che i frutti di mare possono nuocere ad un bambino, ma quello che invece non si sa, è che se quello stesso bambino avesse avuto, dal basso dei suoi 2 mesi di vita l’uso della parola,  avrebbe a gran voce espresso la sua preferenza per il rischio del tifo o l’epatite, rispetto al destino crudele cui lo avevo destinato: latte al sapore di cipolle per almeno 6 poppate  e coliche per due giorni consecutivi. 
Fortunatamente i bambini non hanno memoria, o forse, questo trauma,verrà fuori fra vent’anni in una seduta ipnotica dallo psicanalista.
mea culpa.

Dunque, se non siete in fase di allattamento, procedete pure con questa mia versione pescivendola della genovese, piatto tipico della tradizione napoletana, che nella sua versione originale prevede l’uso della carne.

Se volete,ad uso terapeutico, versate pure tutte le vostre lacrime sbucciando ed affettando le vostre cipolle (il risultato è altrettanto valido), ma se non vi va, allora prendete una pentola capiente, riempitela con acqua, un rametto di timo, un bicchiere di aceto, un cucchiaio di zucchero e immergete le cipolle che man mano vi limiterete a privare della buccia esterna. Portate a bollore e fate cuocere per 45 minuti da questo momento.Spegnete, scolatele e lasciate raffreddare completamente.
Con questa operazione, avrete delle cipolle digeribili.

Prendete un’altra pentola piuttosto capiente, versateci dell’acqua, una carota, una patata, una cipolla,una costa di sedano e portate a bollore. Ora prendete il vostro polipo, sciacquatelo per bene e spaventatelo per 3 volte, cioè immergetelo e tiratelo fuori a più riprese per fare in modo che i tentacoli si arriccino. Lasciatelo cuocere per non più di 30 minuti (gli aspetta ancora una lunga cottura), spegnete e lasciate che si raffreddi completamente nel suo brodo.
Ora prendete le vostre cipolle fredde e affettatele a fette di circa 5 mm, facendo attenzione a non tagliarvi perché saranno scivolose. Personalmente il taglio a striscioline lo preferisco perché vi regalerà dei piccoli nidi di sugo che io adoro, ma se volete che il sugo si riduca ad una crema, allora tagliatele a piccoli pezzettini.
Prendete una carota piccola e tagliatela a brunoise, cioè a quadratini minuscoli (piccolo reportage fotografico).
Ora prendete una pentola antiaderente e dai bordi alti (dove per intenderci cucinereste una zuppa), versateci almeno 4 giri generosi di olio evo, fate soffriggere a fuoco medio la carota per un paio di minuti, aggiungetevi le cipolle e a fuoco molto vivo, rigirando per una decina di minuti, fatele soffriggere, salatele. 
Aggiungete un bicchiere di vino bianco e fate evaporare. 
Abbassate la fiamma al minimo e con tutta calma prelevate il vostro polipo, filtrate il brodo e rimettetelo sul fuoco a riscaldare (il brodo, non il polipo).
Tagliate il polipo a rondelle, lasciando intere le parti finali dei tentacoli e aspettate circa una mezz’oretta prima di aggiungerlo alle cipolle, che ricoprirete completamente con il brodo.

Ora fatevi una manicure, guardatevi un film, fate molte attività, che prevedano solo di rigirare il vostro sugo di tanto in tanto per le prossime 3-4 ore, versando, se asciutto, dell’altro brodo fin quando le vostre cipolle si saranno brunite e avranno perso metà del loro volume.
A questo punto non vi rimane che cuocere i vostri paccheri, aggiungendo all’acqua di cottura un bicchiere del brodo di polpo, scolarli belli al dente, mantecarli in una padella con il sugo e un mestolo di acqua di cottura.

Impiattate, aggiungendo un mestolo di genovese, del pecorino a scaglie e del prezzemolo tritato.
L’attesa è l’apoteosi della felicità, provare per credere.

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