Call me MILF – Besciamella di zucca e conchiglioni ripieni

Si potrebbe partire dalle origini, ma non lo farò.
Si potrebbe partire dalla macropremessa, che è anche il macroproblema, che è anche un argomento che non si addice ad un blogghetto di racconti  e di cucina e quindi non lo farò.
Potrei trasformare le origini in un accenno e la macropremessa in una circostanza.
Comincerò dicendo che non ho un vero problema con la vecchiaia in senso stretto, ma in senso largo un pochino si.
Vi ribadirò che non è questa la sede per argomenti seriosi, ma sono costretta a dirvi che essere napoletana, è una condizione di vita assai gravosa, che ti costringe sulla bilancia dell’amore e dell’odio in costante sbilanciamento.
Vi dirò anche, che se qualcuno ama definirla come una delle città più belle del mondo, che se l’hai vista puoi morire sereno, ha ben più di un motivo per farlo. Così come sono costretta a dirvi che vivere in un teatro a cielo aperto, a volte ti fa venire voglia di abbandonare la sala a metà spettacolo, che è notoriamente una cosa un pò sgradevole e parecchio scostumata.
Detto questo, restringiamo il campo, perchè tra Napoli e la vecchiaia
vi sfugge il nesso e vi vedo disorientati.
Italia, Campania, Napoli, il vicoletto, casa mia.
Casa mia è in un vicoletto e io ho scelto tanto il vicoletto, quanto la casa.
Dopo 25 anni di panorama sul mare, alberelli, uccellini e silenzio, ho barattato la pace assoluta con il caos, l’isolamento con il salumiere walking distance, il quartiere residenziale con il centro, la gente snob con il popolo, il fegato con il cuore.
Non volendo affrontare il macroproblema con Napoli, vi accennerò quello con il vicolo, non volendo affrontare quello con la vecchiaia (che comunque vi ho accennato qui), vi riporterò il singolo episodio.
Il mio vicoletto è la parallela di una strada abbastanza rinomata e per niente popolare, che affaccia forse sul panorama più bello di tutti e quello che tutti voi conoscete. Ma 20 scalini a Napoli fanno una bella differenza e possono dare l’accesso ad un altro mondo, con caratteristiche opposte.
Per cui mi sono trovata catapultata in una realtà, che non avevo mai sfiorato e che mi sembrava parte di un racconto di cui non ero mai stata protagonista.
I bassi, abitazioni terranee a metratura ridotta all’osso, nascondono famiglie a partecipazione allargata, numerosa e terribilmente chiassosa.
Non vi nasconderò che i primi tempi sono stati duri, talmente duri che mi sono chiesta chi me lo avesse fatto fare di comprare una casa dove il silenzio era un miraggio e la quiete un’utopia.
Con la faccia tosta che mi ha sempre contraddistinto, non avrei mai immaginato di trovarmi imbarazzata dagli  sguardi indagatori e sospettosi della fauna locale, la quale mi guardava e ancora mi guarda, come un animale sconosciuto e strano, che gli provoca un sentimento ambivalente, un misto di repulsione e ammirazione, di disprezzo e di rispetto. I tempi, dai primi tempi, sono cambiati. Con alcuni di loro, c’è un pacifico scambio di saluti, una chiacchiera al volo e un rapporto sereno,con altri, i più chiassosi, rimane lo stesso distacco, ma è certo che la comunità apparentemente ostile, mi da un senso di protezione che nelle vie più larghe e silenziose del passato non avevo mai provato.
Torno a casa di notte e il vicolo è sempre vivo, so che un’anima buona mi aiuterebbe a risolvere qualunque problema e mai permetterebbe che mi accadesse qualcosa di brutto.
Ora però passiamo al fatto.
Pomeriggio, ore 19,00. Torno a casa con il piccolo Gab, dopo una passeggiata post scuola.
Non c’è il solito fiume di gente riversata in strada, quella stessa che confonde lo spazio antistante le proprie abitazioni, la strada appunto, con il proprio terrazzino privato, ma solo un ragazzino, di credo 17anni, di cui conosco perfettamente nome, parentela e provenienza. Gli passo accanto, lo supero e poi accade.
Accade che lo sfrontato si pronuncia, con un suono aspirato e godereccio che non posso descrivere meglio di così, seguito da un’espressione che non avrei creduto possibile sentirgli dire.
Sussurra, o meglio, ad un volume abbastanza alto in modo che io potessi sentire,dice: MIIIIILF, trascinando la I, prolungandola in modo sfrontato e terminando con un altro sospiro indecente.
Quindi il ragazzo conosce l’inglese o quanto meno il significato dell’espressione in questione.
Quindi il ragazzo mi vede così.
Ma così come una donna di mezza età o semplicemente come una mamma bona?
La cosa, per chi a 31 anni si ritrova i primi fili argento sparsi fra la chioma, assume rilevanza.
Naturalmente non per il ragazzo, che è giovane da far schifo e di nessun interesse, ma per capire se ormai sembro una MILF come la intendo io, o se, avendo avuto il mio primo figlio a 21 anni, sono da sempre e speriamo per un altro pò di tempo ancora, una “mother I’d like to f**k”.

Besciamella di zucca e conchiglioni ripieni

Ingredienti per 4 persone

320 gr di conchiglioni (ma se volete potete usare anche dei paccheri che sistemerete verticalmente)

Per la besciamella di zucca
500 gr di polpa di zucca (al netto degli scarti)
450 ml di latte + 100 ml
60 gr di burro
40 gr di farina
1 cucchiaino di dado fatto in casa (o sale q.b)

Per il ripieno dei conchiglioni
3 mestoli di besciamella di zucca
1/cipolla grande
la polpa sbriciolata di 2 salsicce (350gr circa)
250 gr di provola di agerola fresca o sorrento affumicato
prezzemolo q.b.
3 cucchiai di parmigiano
1/2 bicchiere di vino
olio evo
pepe q.b.
sale NO

Per la gratinatura
3 cucchiai di grana
3 cucchiai di pan grattato

Per il ritorno di mio marito a casa, che non è tornato dal vietnam, bensì da una settimana di lavoro, ho pensato di fargli trovare qualcosa di nuovo e un piatto carino.
Per partecipare al contest sulla zucca (uno dei 3000 cui mi sono ripromessa di partecipare), ho pensato di creare qualcosa di nuovo e non la solita, anche se buonissima, zuppa.
Per usare il pacco di pasta regalatomi da Ornella, amica blogger di “fatto in casa è più buono” (ve l’avevo presentata anche qui), che giaceva nella dispensa da un pò, e per coniugare tutte le circostanze sopra citate, pensa che ti ripensa, partorisco l’idea di una besciamella, ma non di quella classica e neanche  di quelle con i pezzettoni di zucca a completarla, ma una besciamella arancione, fluida e dolce come solo quest’ortaggio sa essere.
Quindi entrate nella cucina della vostra MILF preferita e mettiamoci ai fornelli!

Pulite e tagliate a cubetti la zucca, ricavando 500 gr di polpa, che se sono 550 non cade il mondo e va bene uguale, metteteli in una padella antiaderente, versate a freddo mezzo bicchiere di latte (non aggiungete altri condimenti, neanche il sale), coprite con il coperchio e lasciate in cottura a fuoco basso, fin quando la zucca non sarà così morbida da diventare una purea.

Spegnete e lasciate che si raffreddi.
Nel frattempo, tagliate una cipolla media o 1/2 cipolla grande, lasciatela imbiondire, aggiungeteci la polpa delle 2 salsicce sbriciolate, fate saltare a fuoco vivace e infine sfumate con 1/2 bicchiere di vino bianco.
Prendete la vostra polpa e versatela nel bicchiere del mixer, quello con l’indicatore di misura.
Avendola già ripetuta una volta, dovreste anche voi ritrovarvi circa 300 ml di zucca, cui verserete latte fino a raggiungere 750 ml.
Frullate il tutto, ottenendo così il vostro latte alla zucca.

In una pentola possibilmente in ghisa, o in alternativa con il fondo spesso, fondete il burro dolcemente, aggiungetevi prima la farina e con una frusta girate e amalgamate mettendo prima un pò alla volta per non formare grumi e poi tutta la restante parte del liquido. salate con un cucchiaio di dado fatto in casa o in alternativa con del sale.
Girate sempre energicamente fino al bollore e spegnete dopo due minuti dal raggiungimento.
In una pentola colma d’acqua salata, cuocete la pasta per metà del suo tempo di cottura (la mia pasta cuoceva 10 minuti e l’ho cotta 4), scolatela e tenetela da parte.

Versate in una ciotola tre mestoli di besciamella e la salsiccia sbriciolata, tagliate la provola a cubetti e mischiatela al composto (non prima che però si sia raffreddato in modo che non si fonda), 3 cucchiai di parmigiano, del prezzemolo tritato a coltello e una macinata di pepe.
Amalgamate gli ingredienti, distribuite un mestolo di salsa nella vostra teglia da forno, riempite ogni conchiglione con un cucchiaio di farcia e adagiatecelo su, ultimando con un cucchiaino di besciamella.
Una volta che avrete finito, mescolate in un bicchiere 3 cucchiai di grana e 3 di pangrattato, mescolate e spolverizzate. Cuocete in forno a 180° per 15 minuti e 5 minuti a grill a massima temperatura.

Se volete essere romantici, servite a vostro marito il piatto esteticamente più bello, mentre voi e i bambini farete piazza pulita della teglia gigante!

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