Mamma mia! – Vellutata di cavolo capuccio viola con ricotta e cuori di pane

L’essere
mamma è questione ambivalente.
L’essere
donna ha le sue ancestrali difficoltà.
Essere donna
e al contempo mamma, è un mix che spesso ci fa sentire contemporaneamente ad un
passo dal paradiso e sull’orlo del baratro.
Si, perché
ogni ruolo della vita, ha in se un codice comportamentale atteso, un insieme di
regole a volte troppo rigido, un enorme carico di aspettative altrui e un
carico di responsabilità che tendono a farti sentire schiacciata.
Quello che ho
capito dopo il mio ultimo post, è che le mamme vivono in un costante senso di
inadeguatezza misto ad incertezza, una condizione che
ci attanaglia in morse a
volte strettissime, ma soprattutto, che spesso ci  sentiamo sole e abbiamo paura che i nostri
pensieri e i nostri dubbi, non solo siano un problema personale e non globale,
ma che probabilmente quegli stessi pensieri ci rendano delle persone peggiori.
Io che non sono
una mamma diversa dalle altre, che non sono un’indomita eroina che affronta
tutte le difficoltà senza  pensieri
negativi, io che ho avuto e ho le stesse paure, mi sento di dire che l’unica
cosa che mi salva costantemente è la consapevolezza della mia condizione umana.
Perché dovremmo
dimenticarci di tutti i sacrifici che facciamo? Perché questi sacrifici, che
tra l’altro abbiamo imparato ad affrontare con un sorriso a 32 denti, non
dovrebbero a volte pesarci al punto da gettarci nello sconforto? Perché se
sentiamo di sbagliare in qualche modo dovremmo farcene una colpa eccessiva?
Ci ha forse
qualcuno consegnato oltre alle gambe gonfie, un senso di stanchezza e un
pancione enorme, un libretto di istruzioni su come affrontare la crescita del
nostro pargolo?
E se anche
qualcuno dovesse ergersi a maestro di vita e guardarci dall’alto in basso perché
secondo lui non stiamo agendo nel modo corretto, sa forse lui cosa fare quando
tuo figlio si mette ad urlare in un luogo pubblico senza un motivo apparente
(grazie Gabriele per regalarmi una bella dose di imbarazzo a giorni alterni)? Sa
forse lui come risolvere l’inappetenza della tua bambina? Sa forse lui perché il
maggiore della tua prole si rifiuta di condividere le sue emozioni e invece di
parlarti si tiene tutto dentro fino a scoppiare? Sono solo esempi, piccoli,pochi
e  forse banali, ma ogni giorno ci
troviamo di fronte a questo e ogni giorno il modo in cui affrontiamo e
risolviamo le situazioni, non sappiamo proprio se è quello giusto.
Ecco, i
dubbi sulle mie capacità di comportarmi equamente con i miei figli (argomento
del mio ultimo post), mi ha fatto capire che la mia condizione è la vostra
condizione. L’ho capito dai vostri ringraziamenti e ho capito che ho parlato
per me, ma è come se avessi parlato per tutte. Ho capito che noi mamme a volte,
avremmo bisogno di alzare il volume sul silenzio che ci attanaglia, cercando di
capire che si, care mie, se dopo il quinto paio di scarpe che abbiamo comprato
ai nostri figli desideriamo ardentemente quel fighissimo decolletè ora in saldi,
non siamo satana, ma solo donne.
Vellutata di cavolo cappuccio viola
con quenelle di ricotta  
Ingredienti per 4  persone
600 gr di
cavolo cappuccio viola
1 carota
½ cipolla
½ costa di
sedano
250 gr di
patate (al netto degli scarti)
1 cucchiaio
di dado da brodo fatto in casa o in alternativa sale q.b.
Acqua q.b.
1 ciuffetto
di prezzemolo
150 gr di
ricotta di pecora
3 cucchiai
di latte
30 gr di
pecorino romano
Pepe q.b.
Olio e.v.o.
Pane raffermo
 Se proprio
vogliamo constatare un’anomalia, questo piatto è entrato nella top ten dei
piatti preferiti di un bambino di quasi 4 anni.

Si, il
cavolo in questa veste viola meravigliosa, ha conquistato il palato di tutta la
famiglia, compresi i miei due bambini, ai quali non ho dovuto ripetere
ossessivamente “mangiate, su, mangiate” durante la cena.
Se è certo che
i colori abbiano aiutato in prima battuta a conquistarli, avendo entrambi
spazzolato in silenzio (miracolo!) i piatti con conseguente richiesta di bis, è
più probabile che  in seconda battuta sia
stato il gusto a  farla da padrone.
Dunque prepariamo
questa bontà partendo dal cavolo cappuccio viola (ma quanto è bello?);
tagliatelo a fette, sciacquatelo in abbondante acqua (anche se le sue foglie
serratissime lo rendono una verdura proprio fra le più pulite e prive di
animaletti) e mettetelo  da parte.
In una
pentola alta e antiaderente o meglio ancora in una pentola a pressione (che non
è una pentola del diavolo, ma solo una pentola che cuoce dimezzando i tempi) mettete
3 giri di olio evo e soffriggete  la
cipolla, il sedano e la carota che avrete precedentemente sbucciato e tagliato
grossolanamente (non occorre che li riduciate in pezzi troppo piccoli). Quando la
cipolla sarà imbiondita, aggiungete le patate a cubetti e lasciate insaporire
leggermente.

Adesso è la
volta del vostro cavolo, della quantità d’acqua giusta a coprirne la superficie
e del vostro cucchiaio di dado fatto in casa (ancora non lo avete fatto? Qui vi
spiego come rimediare) o del sale.
Coprite le
verdure, portate ad ebollizione e fate cuocere 10 minuti se avete la pentola a
pressione o circa 20-25 con una pentola normale.

Nel frattempo
in una ciotola, ponete la ricotta, il pecorino, il prezzemolo sminuzzato a
mano,una macinata di pepe e il latte, lavorando il composto per ammorbidirlo e
ottenere una consistenza cremosa, ma compatta (non liquida).
Prendete poi
il vostro pane raffermo, tagliate delle fette lunghe e sottili e con un coppa
pasta per biscotti, ricavate tanti cuori quanti sono i piatti da servire.
 Tagliate
quello che avanza dei cuori e il resto del pane a cubetti, adagiatelo su di una
teglia da forno rivestita di carta forno, spruzzatelo con poco olio evo e passatelo
al forno 10 minuti a 200 gradi con funzione grill (state attenti a non
distrarvi e mettete un timer, altrimenti correte il rischio di produrre dei
cuoricini di carbone!).

Verifcate la
cottura delle patate e frullate con un minipimer la vostra zuppa, versate un
mestolo nel piatto e adagiate sopra una quenelle di ricotta e il vostro
crostino di pane, ponendo in una ciotolina dell’altro pane pronto ad essere
aggiunto all’uopo, una macinata di pepe per i grandi e prezzemolo per tutti.
Buon appetito.

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