per due fette di prosciutto! – involtini di maiale con mele e uvetta al sapore di marasala.

Dal basso
dei miei 8 anni feci una scoperta che mi lasciò a bocca aperta.
Quella cosa
succulenta, spesso arrostita, spesso polpetta, spesso cotoletta, si chiamava
genericamente carne perché era proprio la carne degli animali.
Ciò voleva
dire che mangiavo una mucca, un maiale, una gallina, un agnellino o finanche un
coniglio.
Fu una
scoperta scioccante.
Nei 3 mesi
estivi di vacanza dalla scuola, io, mia mamma, mia zia e i miei cugini,
muovevamo verso la nostra residenza estiva in quel di Massa Lubrense (Sorrento
per intenderci) per trascorrere felici e allegre vacanze in un piccolo paesino,
in una piccola casetta immersa nella campagna e poco distante dal mare.
Lì c’era
Nannina, una contadina
di altri tempi, cui ho sempre voluto bene come se ne
vuole ad una nonna.
Nannina,
aveva da curare non solo svariati ettari di limoneti, ulivi, viti e campi delle
più svariate colture, ma aveva la sua piccola fattoria di animali, che vantava decine
di galli e galline, un tacchino di nome Chicco, papere, conigli e 3 mucche, una
delle quali si chiamava Francesca proprio come me.
Inutile dire
che io muovevo al suo fianco nelle terre, l’aiutavo a tagliare l’erba con la
falce, a raccogliere i frutti dagli alberi,  a prendere le uova fresche delle galline, a raccogliere lo
sterco per ripulire la stalla e assistevo commossa alla mungitura -a mano-
delle mucche .
Preparavo
anche il pastone per le galline, davo da mangiare ai circa 20 gatti, coccolavo
i cani e in generale non c’era animale di cui non mi prendessi cura.
Prima di andare
al mare e subito dopo il mio ritorno, il mio pensiero fisso, il mio motivo di
gioia, era quello di poter accompagnare la mia nonnina estiva nel suo duro
lavoro.
La mia nonna
vera, che pure veniva sovente nella sua casa, soleva chiamarmi San Francesca, perché
era facile trovarmi seduta sulle gradinate che portavano all’ingresso con gatti
appoggiati sulle ginocchia e sulle spalle e uno dei cani seduto al mio fianco.
Ogni animale
presente aveva un nome e con ogni animale Nannina aveva un rapporto speciale.
Lei ci
parlava,e vi giuro che perfino le galline e i conigli rispondevano ai comandi
che lei gli impartiva. La mucca alzava la “coscetella” quando lei gli chiedeva
di farlo per poterla mungere. Perfino il  tacchino Chicco (un animale cui generalmente non si riconosce
alcuna intelligenza), abbassava la testa per prendersi le carezze e si
comportava alla stregua di un cane.
Insomma, ad
avere un legame profondo con gli animali, me lo insegnò lei e dunque il
pensiero di mangiare quelle bestiole mi risultò orripilante.
Quindi
qualcuno doveva prendersi la briga di ammazzare un animale e farlo in pezzi…ma
con quale coraggio?
No, io non
volevo più mangiare la carne e avrei istituito un comitato di bambini che
dovevano rifiutarsi di mangiarla e di farla comprare  ai propri genitori!
Salviamo gli
animali! Non mangiamoli! Gridavo ai miei compagni di classe.
Mia madre
credo mi assecondò per un breve periodo.
Un giorno
però andammo in salumeria, un luogo dove non ci sono animali sgocciolanti
sangue appesi ad un gancio, un luogo abbastanza sereno, un luogo dove scambiare
una chiacchiera con il proprietario e comprare leccornie di svariato genere,
tra i quali i miei amati formaggi, la mia amata mozzarella di bufala e uno dei
miei cibi preferiti in assoluto: il prosciutto crudo di parma.
Ecco, se
dovessi stilare una classifica dei miei cinque cibi preferiti, allora fra i
primi 3 ci sarebbe il prosciutto crudo.
Quindi come
al solito ne feci richiesta, perché non si è mai visto che la mozzarella non la
si accompagni con un po’ di fiocco.
La
risposta  di mia madre scatenò il
panico.
Ma lo sai
che il prosciutto crudo è la coscia del maiale?
Coosa?
No, ditemi
che non è vero.
Ditemi che
il mio cibo preferito non proviene da un animale, che non è un animale.
Ditemi che
non devo ritornare a vedere una fetta di carne come un cibo qualunque, far
crollare il mio piccolo comitato di vegetariani, rinunciare alla mia battaglia
e dovermi umiliare con i miei amici.
Ditemi che
ad 8 anni, una bambina con una filosofia così seria, non ha venduto la sua
dignità ed il suo credo, in cambio di due fette di san Daniele.
Involtini di
filetto di maiale con ripieno di mele e uvetta passita al sapore di marsala
Ingredienti per 4 persone:
8 fettine di
filetto di maiale tagliate sottile (circa 450 gr)
3 mele red
delicious grandi (o quelle che preferite)
una manciata
di uva passa gialla a chicchi grandi
parmigiano
q.b. (circa 30 gr)
1 cucchiaio
di marsala più ½ bicchiere
20 gr di
burro
farina, sale
e pepe q.b.
Se siete
stufi di accompagnare il maiale al forno con le solite patate, o se avete finito le patate perchè le avete usate tutte per il mio tortino :-), allora lanciatevi in
questa variante gustosa, in cui le mele le sostituiscono egregiamente.
Mi sono
ritrovata ad elaborare questa ricetta perché volevo partecipare ad un contest
sulle mele, allora ho sperimentato questi involtini, pronta ad infilarli in un
post ad hoc per il contest e salvo scoprire che era richiesta una ricetta
finger food e non un secondo, come invece vi propongo oggi.
Poco male,
il risultato è degno di condivisione, è stata un’ ottima cena piena di risate
perché i bambini non potevano credere che stavano mangiando le mele cotte con
il sale e e la carne. e in più ho un ottimo piatto jolly da spararmi in una
futura cena con amici.
Cominciamo.
Per prima
cosa, mettete a rinvenire in un bicchiere colmo d’acqua tiepida l’uvetta passa
(io ho usato dei chicchi molto grossi, un’uva bianca che mi ha portato mia
suocera da un viaggio).
Poi prendete
una delle vostre 3 mele e tagliatela prima in otto spicchi e poi in fettine
molto sottili, adagiatela in una ciotola e bagnatela con un cucchiaio di
marsala rigirando per bene.

Prendete ora
le vostre fettine di filetto di maiale, battetele con un batticarne (sia per “allargarle”,
sia  per rompere i nervi e renderla
più morbida) ,  salatele pochissimo
e mettete lungo la superficie le mele, poca uvetta passa (che avrete tagliato)
e una manciata di parmigiano.

Richiudete
su se stesso l’involtino senza stringere troppo e  chiudetelo con l’aiuto di 2 stuzzicadenti.
Ripetete
l’operazione per tutte le fettine e una volta pronti, rigirate gli involtini in
poca farina e adagiateli in una teglia.

Tagliate ora
le altre due mele come se stesse preparando le patate e lasciate un quarto di
mela con la buccia lavata per tagliarla a fettine sottili che andrete a mettere
a mò di decoro tra un involtino e l’altro.

Per ultimo,
tagliate delle fettine di burro sottilissime, che adagerete direttamente sulla
carne.

Cuocete in
forno preriscaldato a 180° per 15 minuti, poi aprite il forno, salate le mele,
irrorate con il mezzo bicchiere di marsala, spolverate con pepe nero macinato
al momento e cuocete per altri 20 minuti a 220°, ricordandovi dopo dieci di
tirare 
fuori e bagnare la carne con il liquido di cottura. Anche oggi, in 40 minuti, è tutto pronto.

10 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *