Il mestiere negato – Crema di pomodoro

 

crema di pomodoro

Se mi aveste chiesto cosa sarei voluta diventare da grande e lo aveste fatto periodicamente
nelle diverse fasi della mia vita, allora vi sareste sorpresi per l’assurda
varietà delle risposte , per la quantità di mestieri assolutamente in contrasto
l’uno con l’altro e soprattutto perché per chissà quale intuizione
infantile,  l’unica risposta
costante e mai scalfita dal tempo, sempre fu e continua ad essere: vorrei fare
la mamma.
Piccola e incosciente, sognavo orde di piccoli unni che mi riempissero la vita e di cui
mi sarei potuta prendere cura pedissequamente. Naturalmente mi va riconosciuta
una vista molto lunga, se già da infante mi erano chiari gli oneri e le fatiche
che solo ad un vero lavoro vanno attribuite.
Dunque, alle
mie aspirazioni generali e al pallino di fare la scrittrice in particolare, ci
ho messo una bella pietra su, ma in compenso ho vinto la medaglia d’oro della
genitorialità a 21 anni, battendo tutti gli amici  sul tempo con 10 e più anni d’anticipo.
Quello che mi è stato chiaro subito però, oltre agli oneri improvvisi, è stata la
consapevolezza che quella felicità e la mia condizione non erano un fatto
scontato, ma un privilegio.
Voi direte che è un privilegio riservato alla stragrande maggioranza delle donne e
certamente nel pensare che non rappresento nulla di speciale io ad avere due
figli e ad averli generati, non potreste trovarmi più d’accordo.
Quando parlo di privilegio, però, io non penso alla maggioranza, ma alla minoranza.
Io guardo a
quello che ho e penso a quelle donne e a quegli uomini, che un figlio lo
desiderano immensamente e a cui questa gioia non è concessa.
Io quel dolore posso solo immaginarlo, ma non credo che neanche sforzandomi riuscirei a
sfiorare il livello di angoscia, di dolore, di frustrazione, di delusione, di
ansia, di struggimento e di tutta quella serie di emozioni spaventose che
l’attesa negata di un figlio che non arriva può generare.
Ecco, io mi ritrovo spesso a pensare a loro e all’incubo giornaliero in cui queste
coppie devono vivere. Mi immagino giovani donne apprendere la notizia
dell’ennesimo pargolo delle amiche in arrivo con una gioia minata dalla
tristezza, mi immagino donne allo specchio che cercano di capire cosa non va,
immagino pianti e rabbia, e quella domanda legittima: perché a me? Già, perché
a loro? Perché a qualcuno tocca vivere questa negazione?
Tra tutte le ingiustizie del mondo, quella del non riuscire ad avere figli mi sembra la
peggiore immaginabile. Conosco però delle donne che questa condizione l’hanno
accettata e donne che ci stanno provando con tutti i mezzi possibili, donne che
sono diventate mamme senza pancia e mamme che alla fine ce l’hanno fatta…e
questo post è un po’ strano, lo so, ma io proprio le vorrei abbracciare tutte
quelle donne, vorrei augurare a tutte loro di farcela, di realizzare il proprio
sogno, vorrei stringerle e alleviare il loro dolore con un abbraccio e
ricordare loro che a fare un figlio non c’è alcun merito, ma soprattutto che
nel non riuscire a farlo non c’è nessuna colpa.

 

Crema di
pomodoro
Ingredienti  per 4 persone
1 porro
(parte verde e parte bianca)
½ cipolla
3 carote
1 gambo di
sedano piccolo
3 patate
medie
5 granelli
di pepe nero interi
1 spicchio
d’aglio
2 scatolette
di pomodori pelati (oppure 800 gr di pomodori tondi da sugo)
3 cucchiai
colmi di doppio concentrato di pomodoro
2 rametti di
prezzemolo
1 litro di
brodo vegetale o di acqua
1 cucchiaio
di zucchero
6 cucchiai
di olio evo
sale e pepe
q.b.
1 ciuffo
molto abbondante di basilico
4 cucchiai
di panna fresca (facoltativo)
Dovete credermi se vi dico che questa zuppa è una delizia incredibile. Dovete credermi
perché chiunque la abbia assaggiata  non solo ha gradito, ma ha proprio preteso che gli si
servisse il bis.
Credetemi anche quando vi dico che io la amo da quando ero piccola e credetemi ancora se
posso assicurarvi con certezza che i bambini ne andranno matti.
Questa crema ha un sapore ancestrale, un gusto bilanciato ma indeciso tra l’acidità e la
dolcezza, ha un profumo d’estate, di cose buone, d’infanzia.
È un liquido amniotico e un porto sicuro del gusto.
Insomma io la amo, si sarà pur capito, e non posso che consigliarvi di provarla subito e
di non lasciarla mai più andare.
Cominciamo.
In una pentola piuttosto capiente e dai bordi spessi,o se l’avete in una pentola a
pressione, versate l’olio e soffriggete: il porro tagliato a rondelle
(eliminate solo l’estremità delle foglie e utilizzate tutto il resto), lo
spicchio d’aglio, le carote pulite e tagliate a fette non troppo sottili, le
patate pulite e tagliate a cubetti,
la cipolla affettata, il sedano, il prezzemolo e i grani di pepe.
Fate andare a fuoco vivace per circa 5 minuti o fin quando le verdure non saranno un po’ appassite e un po’ dorate.
Aggiungete il doppio concentrato e mescolate per alcuni minuti per fare in modo che i sapori
si fondino fra di loro. Eliminate l’aglio.
A questo punto aggiungete i pelati,il cucchiaio di zucchero,1 litro di acqua più due
cucchiai di dado fatto in casa ( se non lo avete salate semplicemente)e fate
cuocere per circa 15 minuti dall’inizio del sibilo in caso di pentola a
pressione, oppure per 35 minuti dall’inizio del bollore nella casseruola.
Nel frattempo preparate dei crostini con il pane raffermo e un filo d’olio,
passandoli in forno per circa 10 minuti a 250 gradi.
Assaggiate la zuppa e se necessario  regolate
di sale, frullate tutto con un mixer ad immersione fino ad ottenere una crema e
servite accompagnando con abbondante basilico spezzettato a mano o tagliato a
coltello (lama di ceramica per evitare la naturale ossidazione) e se lo gradite
con una quenelle di panna fresca (non dolce) montata, più una macinata di pepe
nero fresco.
p.s.
Se volete essere particolarmente attente a servirla in una veste graziosa, allora
tagliate il pane raffermo a fette, ricavate con un taglia pasta circolare dei dischetti,
gratinateli al forno e una volta freddi, adagiatevi sopra un ciuffetto di panna
fresca montata che avrete messo in una sac a poche da pasticcere con bocchetta
grande a stella e adagiateli sulla zuppa calda.

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