Separazioni e nuove vite – polpette di vitello allo zenzero e limone

Quando i
miei genitori decisero di separarsi erano passati 24 anni dal loro matrimonio e
21 dalla mia nascita.
Se pensate
che io abbia vissuto questo distacco come un drammone da soap opera, vi
sbagliate, così come pensare che la cosa non mi abbia un pochino destabilizzato,
rimane un errore.
I miei 21
anni sono probabilmente i più citati dei mie racconti, perché nel mentre che un
matrimonio vedeva la sua fine, la mia vita, o meglio quella di mio figlio,
stava per cominciare.
Una ragazza
che sta per diventare madre, e per forza di cose anche donna, sta per vivere un
distacco dai genitori del tutto naturale, un passaggio obbligato e obbligatorio
da cui io non ho potuto e voluto in alcun modo esimermi.
Però quello
che è certo è che questo passaggio non prevede necessariamente l’inizio di una
visione della propria famiglia come un insieme di nuclei solitari e individuali
da gestire e  cui approcciarsi in
un modo, che è già nuovo ovviamente, e che, date le circostanze, lo diventa
eccezionalmente.
Per cui fu
un anno di piena rivoluzione e l’inizio di una serie di relazioni nuove che
mi  videro nelle nuove vesti di
madre di un figlio e di figlia di 
una madre e di un padre, ma anche figlia di una mamma – trattino-
e di un padre.
Considerati
intatti tutti i ricordi della mia infanzia, essere figlia di genitori separati
continua ad essere una definizione che mi lascia incredula.
Ma la vita è
fatta così e le persone meritano di darsi una seconda possibilità di felicità,
qualunque sia l’età effettiva e qualunque sia il numero di anni che hanno
trascorso insieme.
I litigi
furibondi cui alcune mie amiche sono state sottoposte da bambine e che in
alcuni casi hanno portato al divorzio dei loro genitori e in altri al
perpetuarsi infinito e strisciante di una vita infelice ma insieme, io non li
ho mai vissuti.
La gestione
della separazione dei miei genitori fu un fatto abbastanza silenzioso, al punto
che fui io ad alzare la voce, a parlare con mio padre e convincerlo che una
vita di silenzi infelici non la meritava lui, non la meritava mia madre e non
la meritava nessuno.
Si, a
pensarci bene, forse fu il mio intervento a convincerli che la decisione giusta
era ad un passo dal loro naso e che io l’avrei accettata ed avallata per il
bene di tutti.
Due anni
dopo,  solo due, anch’io intrapresi
la stessa strada e la preoccupazione di tutti fu assolutamente meno silenziosa
e più manifesta.
21 anni non
sono 2 e di certo il fallimento di un matrimonio non è mai una cosa bella, ma lo
diventa ancor meno se una creaturella davvero piccola deve subire inerme le
decisioni degli adulti e il dolore conseguente alla separazione dei suoi
genitori.
Ancora oggi
che la mia vita è serena, ripenso a come quella di Claudio (mio figlio) sia
stata segnata e influenzata dalle mie decisioni.
Quando mi
domando se avrei voluto che le cose andassero diversamente, mi rispondo che
certamente avrei voluto garantire a mio figlio una famiglia unita che fosse
proprio la sua, la stessa che ho avuto la fortuna di avere io negli anni in cui
è importante averla e che purtroppo a lui è stata negata.
Un
fallimento è un fallimento, e la fine di un rapporto rimane un lutto, come lo è
stato anche per me, ma a pensarci bene, come ci pensai bene allora, anche una
vita senza amore lo è.
Bisognava, e
così feci,  bilanciare gli effetti
a medio e lungo termine per il raggiungimento di quella che mi sembrava l’unica
via, seppur tortuosa, verso la serenità.
Una vita
senza amore o una vita di silenzi 
è una pena capitale che ti costringe a morire un pochino alla volta, un
pochino ogni giorno e  ogni giorno
di più.
Molti
decidono di morire molto lentamente, così lentamente da assuefarsi alla pena.
Altri
decidono di  tentare di cambiare le
cose, anche senza garanzie.
Io sono gli
altri.
Io sono
quella a cui tutto sommato è andata di culo, diciamocelo.
Una di
quelle che ad un futuro sicuro,ma triste ne ha preferito uno incerto e inaspettatamente,
 il più felice di quelli possibili.
Polpette di
vitello allo zenzero e limone.
Ingredienti
400 gr di
vitello bianco macinato di primissima scelta
200 gr di
macinato di maiale
300 gr di
mollica di pane raffermo
Il succo di
due limoni, la scorza di uno
Una radice
di zenzero (circa 30 gr al netto degli scarti)
150 gr di
parmigiano reggiano
3 uova medie
Olio evo
Sale e pepe
q.b.
Vi confesso
che per la prima volta nella mia vita mi sono ritrovata a pesare gli
ingredienti per fare le polpette e l’ho fatto per voi.
Le auto
proclamazioni non sono mai una bella cosa, per cui non è bello dirlo, ma oltre
alla regina della frittura sono universalmente  riconosciuta come quella delle polpette e di tutte le
preparazioni di mare in generale, per cui di solito procedo a occhio,
rispettando unicamente la proporzione di un uovo ogni 200 gr di carne e
procedendo per tutto il resto a come mi sembra.
Ma ora ho le
dosi, e quelle che ho usato questa volta e che magari la prossima saranno un
po’ meno di quello e un po’ più di quell’altro, funzionano.
Oggi
possiamo procedere sereni, con questi pesi si ottengono delle polpette davvero
buone, con un gusto molto fresco e deciso, senza essere invadente.
Procediamo
che ormai i miei discorsi introduttivi spaventano anche me (food bloger de
noartri esci da questo corpo!).
Chiedete al
vostro macellaio di macinare 2 volte i pezzi di carne che sceglierete personalmente
e che dovranno essere di prima qualità e cominciamo.
Prendete una
ciotola e riempitela con acqua e il succo di un limone.
Private il
pane raffermo della crosta e immergete la mollica nel composto fin quando non
sarà ammorbidita e strizzatela bene.
In una
ciotola capiente mettete il pane strizzato, tutta la carne, il sale, il
prezzemolo tritato, le uova , il parmigiano, la scorza grattugiata di un limone
e la radice di zenzero pulita e grattugiata.
Con le mani
impastate le polpette fin quando gli ingredienti saranno ben amalgamati.
Riponete in
frigo coperto da pellicola per una mezz’ora (ma se non ne avete il tempo
saltate questo passaggio).
In una
teglia da forno lievemente unta d’olio, disponete tutte le polpette e
irroratele con un bicchiere d’acqua, olio evo, il succo di un limone e pepe
macinato al momento.
Cuocete a
200° per circa 40 minuti o fino a doratura, rigirandole una volta.
Decorate con
radice di zenzero fresca e prezzemolo.
Mangiatele
calde, tiepide o fredde, perché vi assicuro che saranno buone in ogni caso, se
poi vi va di friggerle, fatelo pure, ma vi assicuro che non è necessario
assolutamente ad esaltarne il sapore, che anzi, secondo il mio parere, viene
amplificato dalla cottura in succo.

 Con questa ricetta partecipo al contest “sedici” ideato e creato dalla mia amica Alessandra di Ricette di Cultura in collaborazioni con 5 blogger:


Irene di Stuzzichevole
Marzia di Coffee&Mattarello
Alessandra di Menta & Salvia
Velia di Il micio sazio
Betulla di Io Betulla


20 Comments

  • Quanta verità nelle tue parole. E quanto è difficile affrontare il dolore di un rapporto che sta morendo e l'eventuale separazione, soprattutto quando ci sono bambini.
    Baci

  • Anonimo ha detto:

    …NOI siamo LE altre !
    Eggia'…

  • Patty Patty ha detto:

    Parole sante…. non si può morire ogni giorno di indifferenza e silenzio.
    Buonissime queste polpettine con lo zenzero!!! Un bascione cara!!

  • Betulla ha detto:

    Grazie Francesca, per la ricetta prima di tutto, e poi per le tue parole: per il coraggio di raccontarti e per la forza di quello che dici! Zenzero&Limone è un abbinamento deciso, consapevole e avventuroso. Mi sento "La maga delle spezie", ma credo che non sia casuale che tu abbia scelto questi due sapori! Grazie di cuore!

    • lacaprino ha detto:

      Grazie a te Betulla. Come ti ho già detto, credevo che l'abbinamento non fosse tra i più originali, per cui le tue parole mi rincuorano molto e le tue considerazioni mi emozionano di più.
      grazie a tutte voi per questo contest bellissimo, mi piace molto l'idea di giocare all'alchimista!

  • Irene Prandi ha detto:

    Brava Francesca, io adoro le polpette e queste mi sembrano davvero interessanti… devo provarle!

  • Miss Mou ha detto:

    Che bel post Francesca e come sempre così intimo e profondo come tutto quello che scrivi. Io non so cosa sia meglio per un matrimonio, infatti ho scelto di non sposarmi mai, ma sicuramente so cosa è meglio per un figlio e le liti generano solo dolore e brutti ricordi. Meglio lasciarsi e darsi un'altra possibilità. Il sole non è unico, in alcuni pianeti splende attraverso tanti raggi.

  • lacaprino ha detto:

    Ad un post intenso e intimo può seguire anche un commento altrettanto bello come il tuo. Sulla questione matrimonio forse sai come la penso. Ho all'attivo due figli e due padri, ma nessun matrimonio vero. Io credo che sia una formalità, anche se sposerei Carmine domani mattina…il motivo per cui non lo facciamo? Noi siamo già sposati comunque, nella vita di tutti i giorni e in tutto quello che facciamo ogni giorno, per cui quando avremo i soldi per una bella festa con gli amici, magari lo faremo, ma non rientra fra le nostre priorità. E' vero comunque che ai fini di una separazione, il dolore personale e dei figli rimane uguale anche quello.
    un abbraccio.

  • Ale ha detto:

    Cara Francesca, adoro il.tuo modo di scrivere e in tante parole mi sono ritrovata…

    • Ale ha detto:

      Oops è partito il commento senza che terminar di scrivere! I miei si sono separati quando avevo 19 anni e non fu facile, anche perché mia mamma mi aveva scelto come sua confidente ed è stato pesante, il giorno della sentenza della loro separazione io ero all'università a dare un esame ma dentro mi sentivo morire. Presi 30 e da allora capii che noi donne siamo davvero forti e che nulla può distruggerci, ho sempre combattuto per un mondo migliore anche se non sempre si vince, almeno qualche risultato si ottiene. Ad ogni modo mi piaci tanto e anche queste polpette, magari la volta che ci vedremo me le farai assaggiare. Un bacione e un abbraccio forte!

    • lacaprino ha detto:

      Un abbraccio a te Ale, ormai è una certezza, ci vedremo di sicuro!

  • Alessandra Gio ha detto:

    <> e torno a sorridere! 😉
    Francy, ho letto un po' di corsa…perchè ancora immersa nella "belle vie" parigina… Però mi piace tantissimo questa cosa che inzuppi il pane nell'acqua e limone. Poi sto imparando ad apprezzare sempre più il gusto dello zenzero fresco e quindi…credo che proverò l'abbinamento! Grazie ancora per aver partecipato! Ti abbraccio forte!

    • Alessandra Gio ha detto:

      tra le <> c'era la citazione di questo: Io sono gli altri.
      Io sono quella a cui tutto sommato è andata di culo, diciamocelo.
      Una di quelle che ad un futuro sicuro,ma triste ne ha preferito uno incerto e inaspettatamente, il più felice di quelli possibili.
      Ma google è scemo e non capisce.
      E io ti riabbraccio! 🙂

    • lacaprino ha detto:

      Ti abbraccio anch'io e sorridente mi piaci sicuramente di più! 🙂

  • MissWant ha detto:

    un racconto di vita tanto vero e ruvido quanto bello e intimo…non ho vissuto nulla di quello che hai raccontato tu, ma conosco tanta gente che ha deciso di morire lentamente…io non lo capisco e non lo capirò mai, ma lo sanno che la vita è nu muorzo? per questo mi inchino alle scelte coraggiose degli "altri" quelli che non si accontentano e che scelgono la felicità o perlomeno ci provano!
    un abbraccio
    Angela

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