Zio Vanja – Ravioli con ricotta di bufala e carciofi

pasta fresca ricotta e carciofi

Se si ha
un’infarinatura di letteratura russa dell’800, pur amandola, come in effetti la
amo io, bisogna sapere che molte opere si rivelano essere astutamente
drammatiche, dove per astutamente si intende che ad un tipo di narrativa ricca
e preziosa per sintassi, per intreccio e per struttura corrisponde, di solito,
un dramma di proporzioni bibliche che ti costringe a ripensare a tutta la tua
vita, ai tuoi errori e alle tue deficienze.

Zio Vanya di
Anton Checov non fa eccezione e anzi rispetta la regola in pieno.
Se Checov
non lo leggi, ma lo vedi a teatro, allora l’empatia può essere quasi estenuante
e il patire il racconto diventa quasi una sofferenza.
Capita così
che io mi metta un po’ in ghingheri, indossando una gonnellina a righe gialle e
nere a palloncino e vita altissima, un paio di stivali, che arricci i miei
capelli già ricci che però avevo stirato e che renda le mie labbra
fiammeggianti di un rosso intenso per andare, così agghindata, a teatro per la
prima dello spettacolo di cui mio marito è scenografo.
Lo
spettacolo mi è piaciuto moltissimo, così tanto, che alla fine del secondo atto
e quindi di tutta la messa in scena, ero così nervosa e così piena di male di
vivere,che, dalle vesti di buona compagna mi sono tramutata in una cattiva
compagnia.
Si perché
Pierpaolo (Sepe, il regista) ha fatto un ottimo lavoro, e l’opera mi è entrata
dentro come una bufera, scombussolandomi l’umore e facendo di me quella
spettatrice ideale che soffre lo spettacolo fino al giorno dopo, pensando e
ripensando a quella trama che sulla scena era dei personaggi, ma che dentro di
me si è trasformata in un revival di fallimenti e rimorsi.
I personaggi
di Checov sono inermi di fronte alla vita, protagonisti attivi della propria
immobilità, troppo pigri per riscattarsi, troppo abitudinari per stravolgere
qualcosa, troppo inermi per prendere in mano la situazione e stravolgerla.
La
rassegnazione la fa da padrona, nessuno ha il coraggio di vivere la vita
attivamente, nessuno si abbandona alle passioni, nessuno rinuncia alla routine,
nessuno si sente artefice delle proprie disgrazie Tutti accettano il proprio
destino senza riflettere sulla possibilità di cambiarlo autonomamente.
Ed io ho
cominciato a sentire quella vocina dentro di me, una vocina dalla eco maligna
che ha cominciato a rendere il mio umore fetido man mano che mi ridondava nella
testa.
E proprio
mentre mi trasformavo in un animale taciturno e di poca compagnia, si è
aggiunto al quadro, già pessimo, quel maledetto sartù di riso.
Si perché il
gusto di quel sartù mal eseguito, insapore, secco e visivamente orrendo, ancora
di più ha infiammato un senso di frustrazione, che dopo lo spettacolo già non
poteva dirsi più latente, ma che dopo quell’assaggio sembrava gridare vendetta.
Dunque
scrivo per il mio blog dal computer di casa, il che non fa di me una scrittrice
e cucino cose deliziose, il che non fa di me una cuoca.
Non sono una
scrittrice e non sono una cuoca, eppure sono certa di essere bravina in
entrambe le cose e molto brava in una delle due.
Quindi
perché un catering così di merda lavora per il bistrot di un teatro?
Quindi perché
non sono diventata una scrittrice?
Eccola
l’inerzia, ecco la mia frustrazione, ecco perché potrei essere uno qualsiasi
dei personaggi di Checov, i cui talenti, esistenti o no, rimangono lì sopiti,
non sfruttati e mai messi in gioco.
“Bisogna
vivere” dice Sonia allo Zio Vanja e il peso di quella che non è un’esplosione
di gioia, ma un grido rassegnato ad un’esistenza che non si può cambiare,
diventa per me come un monito.
Non bisogna
vivere -mi ripeto- si deve vivere e bisogna pure sceglierlo, prima o poi.
p.s. mio marito è un tipo più concreto, fa esattamente il lavoro che sognava di fare, lo fa stupendamente e produce anche meraviglie come questo acquerello che rappresenta la scena ideata per lo spettacolo, che è anche l’immagine scelta per la locandina.
Locandina Zio Vanja Checov

Ravioli con ripieno di
ricotta di bufala e carciofi
Ingredienti
per circa 25 ravioli
Per la
pasta all’uovo:
230 gr di
farina
70 gr di
farina si semola rimacinata di grano duro
3 uova medie
farina per
il piano q.b.
3 pizzichi
di sale
Per il
ripieno:
150 gr di
ricotta (io ho usato quella di bufala)
6 carciofi
una noce di
burro (io ho usato quello di bufala)
100 gr di
provola affumicata fresca o secca (io ho usato quella di bufala)
pepe e sale
q.b.
2 cucchiai
di parmigiano
2 cucchiai
di acqua calda
Per il
condimento:
40 gr di
burro (io ho usato quello di bufala)
Pepe nero in
grani macinati al momento
3 carciofi
(dei sei preparati per il ripieno)
Parmigiano
grattugiato a piacere
pasta fresca con carciofi
Se ci fosse un
criterio reale tra la prima e la seconda parte del mio blog, io ora vi
spiegherei come produrre un sartù di riso con i contro cazzi (e si concedetemi
della volgarità), ma  siccome si è
capito benissimo che “penna e mestolo” viaggiano su binari del tutto bipolari,
oggi vi lascio la ricetta di questi ravioli deliziosi, nati dal desiderio di
utilizzare un panetto di burro di bufala che ancora non aveva trovato la sua
ragione di esistere e che stazionava nel mio frigo da un po’ di giorni.
Potremmo
definirlo un omaggio alla bufala e alle meraviglie che produce il suo latte, ma
se non riuscite a trovare gli stessi prodotti, vi lascio liberi di utilizzare
della ricotta di pecora, della provola di latte vaccino e del burro non dolce
di buona qualità, con la certezza che non rimarrete comunque delusi.
pasta fresca con carciofi
Per prima
cosa preparate la pasta, ponendo la farina a fontana in una planetaria o su di
una spianatoia, versandoci al centro le uova e il sale e lavorando l’impasto
fin quando non si staccherà dalle pareti della ciotola o dalle vostre mani
aggiungendo al bisogno della farina.
Una volta
pronto, lasciatelo riposare coperto da un panno e dedicatevi alla preparazione
del ripieno.
Innanzitutto
dovete pulire i carciofi e se non lo avete mai fatto vi spiego come.
Ricordatevi
di usare dei guanti in lattice monouso, fondamentali per non ritrovarvi con le
mani nere.
Riempite una
ciotola con acqua tiepida, il succo di un limone e un pizzico di farina.
Eliminate
tutte le foglie esterne del carciofo, fin quando la parte bianca, che parte
dalla base del carciofo, non risulterà visibile fino alla metà del fiore.
Eliminate
quindi la parte verde del carciofo, tagliate la parte eccedente del gambo
lasciandone circa 4 cm e sbucciate la parte esterna fibrosa.
Tagliate ora
il carciofo per il lungo, ottenete due metà e con un coltellino, rimuovete la
barba centrale.
Passate i
carciofi nella soluzione di acqua e limone prima di procedere a tagliarlo a
fettine sottili, per evitare che scurisca e si ossidi.
pasta fresca con carciofi
In una
padella mettete il burro (davvero una noce, non di più), lasciate che si
sciolga e aggiungete i carciofi, il sale e un bicchiere d’acqua.
Fate stufare
a fuoco dolce per circa 15 minuti e spegnete.
Dovranno
avere una cottura leggera, come se li aveste bolliti.
In una
ciotola lavorate la ricotta con il parmigiano, due cucchiai di acqua calda,
pepe macinato fresco (abbondante) la provola strizzata e tagliata a dadini
molto piccoli, fin quando non sarà cremosa.
Aggiungete
2/3 dei carciofi (che avete cotto in precedenza) tagliati finemente e mescolate
ancora.
Se non avete
una nonna papera (una macchina per la pasta) vi servirà un po’ di olio di
gomito, ma con un mattarello potrete riuscire nell’impresa.
Se procedete
con la macchina, partite da uno spessore ampio, infarinate e ripiegate la pasta
restringendo man mano lo spessore fino al penultimo possibile.
Se procedete
a mano, stendete (sempre aggiungendo farina al bisogno) fin quando non sarete
in grado di intravedere la vostra mano se posta sotto l’impasto, che dovrà
essere semi trasparente.
Una volta ottenute
le sfoglie, ponete un cucchiaino di ripieno a distanza di circa 5 cm l’uno
dall’altro e ricoprite il primo strato di sfoglia con un secondo.
Applicate
con il dorso del mignolo una pressione ai lati dell’impasto, in modo da
sigillarlo all’interno e tagliate il vostro raviolo con un coppa pasta
circolare.
Mettete su
una pentola con acqua e sale e una padella dove macinerete abbondante pepe e porrete
il burro a sciogliere.
pasta fresca con carciofi
Aggiungete al
burro la restante parte dei carciofi e fate rosolare e insaporire.
Al bollore
immergete i ravioli e lasciate cuocere per circa 2-3 minuti (se siete stati
bravi con lo spessore della pasta basteranno), scolateli con una schiumarola
senza preoccuparvi dell’eccesso di acqua, (che è invece necessario al sugo) e rigira
teli brevemente nel burro.
Disponeteli
nel piatto, versate il restante condimento a coprirli, spolverizzate con del
parmigiano se vi piace, chiudete gli occhi e inebriatevi pure il palato con
questa meraviglia che fa tanto nord, ma che ha dentro tutto il sapore del sud.
pasta fresca con carciofi

var sharebutton_is_horizontal = true; var sharebutton_url = document.location.href;
document.write(”);
se ti piace,condividi sui tuoi social con i bottoni che trovi sulla destra –>

2 Comments

  • Sono un personaggio di Checov e non lo sapevo! Anche io… rassegnata alla rassegnazione, ormai non so più se posso riconoscere in me, non dico un talento, ma almeno delle capacità da far fruttare…
    Meno male che non c'ero a teatro, ché saremmo state in due con l'humor nero, frustrata anche io per il pessimo sartù, che anche se non sono una brava cuoca ho un discreto palato ;).
    Che dire, auguro a entrambe il meglio, un riscatto… ma tu sei sulla buona strada. Così magari andremo a teatro meno coinvolte e meno indigeste per chi ci sta intorno 🙂
    Adoro i tuoi scritti e anche le tue ricette… ho i carciofi in frigo ma faranno una fine meno gourmet…
    un abbraccio

  • Ohi mamma, sono anche io lo zio Vanja? O soffro, come il tuo blog (e anche il mio) di crisi bipolare? In ogni caso, forse mi sono lasciata vivere dalla vita facendo scelte più di testa che di cuore, accontentandomi, invece di lottare per ciò che volevo fare… Solo su una cosa so che non mi lascio vivere, ed è la mia celiachia, lei la combatto, ogni giorno per me, ma soprattutto per mio figlio… Forse avevo bisogno solo di un grande sogno, che non avevo…
    Ohibò, mi sono fatta troppo seria… ma dipende da te, da quello che scrivi e da come lo scrivi, perché mi fai ridere, ma mi fai anche tanto riflettere…
    E per la parte bipolare, i tuoi ravioli che sanno di nord, ma che sono tanto del sud (bipolari anche loro) sono favolosi e non trovo altro da dire, perché con le tue ricette mi spiazzi ogni volta!
    P.s. e meno male che non ho trovato un pessimo sarta, altrimenti l'umore l'avrei nerissimo anche io 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *