Strawberry fields for ever – Bundt cake limone e fragola Candonga

In casa mia,
se si punta la sveglia alle 5 del mattino, il motivo può essere solo uno.
Che vogliate
chiamarlo viaggio o partenza, io sento la sveglia solo quando la fuga è
imminente, solo per prendere un aereo al volo, solo per trovare l’autostrada
deserta quando ancora albeggia, solo quando mi attende un treno.

Se poi la
partenza sono due agognatissimi giorni lontano da tutti, e quando dico tutti mi
riferisco anche alle mie amate creature, 
allora a svegliarmi, più che quell’orrenda musichetta che proviene dal
cellulare, è l’adrenalina.
Si, ho detto
che lasciare figli e marito a casa per due giorni per partire con una delle mie
migliori amiche, mi ha reso euforica. Se volete indignarvi fatelo pure, ma non
cambierà le cose, ne cambierà la mia felicità, soprattutto a posteriori.
Questa cosa
che sono una food blogger, nonostante sia la prima a trovarlo ridicolo,
evidentemente convince qualcun altro.
È stato così
che sulla mia casella di posta è comparso un invito.
Quando lo
apro sento già la poesia. E più lo guardo e più il mio naso si riempie di
profumo e mentre leggo i miei occhi si chiudono, immaginando la meraviglia di
vagare, piccola contadinella in vestito a righe,  per campi di fragole. 
Alzo il
telefono, chiamo Cristiana, la convinco in un nano secondo, confermo l’invito e
si parte.
On the road
e in barba a tutti gli autovelox sul nostro cammino, moderne e meno disperate
Thelma&Louise, sfrecciamo sull’autostrada verso la libertà
dallo stress quotidiano e alla conquista della meravigliosa fragola Candonga.
Attraversiamo
la Puglia e i suoi paesaggi da levare il fiato, facciamo tappa a Matera, una
piccola città gioiello che ti si imprime nelle pupille, decidiamo di
avvicinarci alla nostra meta Lucana (Policoro) e di fare sosta in un agriturismo
dove ci vengono servite 58 portate a testa mandando in vacca 3 settimane di
dieta ferrea, riposiamo un po’ in albergo e poi andiamo al cinema. Si , al
cinema, che per me che non riesco ad andarci mai quanto vorrei è tipo il
massimo della trasgressione.
Dopo questo
turbinio di emozioni, che per una quasi casalinga tutte insieme è quasi un qualcosa
che non si riesce a reggere, sveniamo nel letto farfugliando cose che non
ricordiamo e ridendo del portiere, per il quale eravamo chiaramente due amanti
in fuga, piuttosto estrose e parecchio bizzarre.
Anche il
mattino dopo pare proprio che io abbia sentito la sveglia alla prima botta,
senza che le altre 25 sveglie di sicurezza, impostate ogni 4 minuti
chenonsisamai,, abbiano avuto il tempo di suonare.
Essere puntuali
è per me qualcosa che mi fa sentire molto grande, quasi come un’adulta, quasi
come quando nella mia vita precedente per lavoro lo ero sempre.
8,30,
delegazione Candonga pronta, pulmino pure.
Qualche
giornalista, fortografi, blogger, cuochi, affini e si parte per il tour Metapontino.
Sulle note
di Strawberry fields for ever, che ovviamente risuonavano soltanto nella mia
mente, arriviamo al campo di uno dei 16 produttori di questa pregiata varietà
di fragole. Un produttore piccolo, solo 3 ettari di terreno che a me sono già sembrati
come una distesa immensa, e qui si parla tanto. Si parla della fragola, di come
viene coltivata, dei costi elevati che comporta la gestione regolare di un
prodotto di eccellenza, del consorzio Candonga Top quality, che riunisce un
totale di 600 ettari di campi coltivati e 16 produttori, del fatto che un prodotto di elevata
qualità veda (purtroppo per noi) i migliori acquirenti oltralpe con circa il 60%
della produzione esportata.
E poi faccio
una cosa che appaga quel pizzico di disincanto che ancora vive da qualche parte
nel mio corpo: passeggio nella distesa immensa e mangio le fragole più buone
che mi sia capitato di mangiare, strappando il frutto dalla pianta e
affondandoci i denti dentro.
Una bambina,
con il naso in estasi e le papille gustative in festosa attività.
Altro campo,
45 ettari di fragole a perdita d’occhio, altra raccolta e due miti sfatati.
La fragola,
salvo che non abbiate la fortuna di trovarvi in un bosco sperduto dove crescono
selvaggiamente, è sempre di serra e non ne esistono varietà che non lo siano.
La fragola è
un frutto delicato, e i tendoni che alla mattina vengono regolarmente aperti
per arieggiare, alla sera vengono regolarmente chiusi per proteggerla dalle
piogge e dagli animali selvatici che ne farebbero volentieri una scorpacciata,
inoltre, non è vero che la stagionalità della fragola si riduce ai mesi di
aprile e maggio, perché le piante, che vengono piantate a settembre, cominciano
a fruttare già a gennaio e non si fermano che a giugno.
Insomma, via
libera alle preparazioni invernali a base di fragola senza che le food blogger
più rompicoglioni vi bacchettino per questo (io non vi avrei mai bacchettato,
che si sappia).
Si continua
con il centro di stoccaggio, facciamo vari aperitivi offerti da coltivatori
gentili e io osservo le catene di montaggio umane e robotiche con la stessa
morbosa curiosità di François Truffaut (si per capire questa dovete proprio
vedervi i suoi film).
Ci aspetta
un pranzo Luculliano, un po’ stile matrimonio in villa, con millemila assaggi
finger food a base di fragola, che a sorpresa si accosta al pesce come alla
verdura, passando per la carne e non disdegnando i formaggi, due primi e
svariate centinaia di dolci.
Organizzazione
perfetta e una certezza: il gruppo di coltivatori ha capito qual è la strada
giusta per promuovere il proprio prodotto con una eccellente gestione della
comunicazione, un’ottima cordialità e una fragola di una dolcezza
indescrivibile.
Grassa e
tronfia, con una cassetta di fragole meravigliose gentilmente offerte dal
consorzio e una cassetta estirpata dal gentilissimo gruppo FE.VI. fruit, che
sento doverosamente di ringraziare, risfido di nuovo tutti gli autovelox
riuscendo a fare 350 km in 2 ore e 20 e sono già a casa, di nuovo mamma, di
nuovo cuciniera e molto desiderosa delle coccole di quei due mostri, che in
fondo in fondo, mi sono pure un po’ mancati.
Bundt cake
limone e fragola Candonga
(ricetta parzialmente riadattata
dalla blueberry lemon bundt cake  di Martha Stewart)
Ingredienti
per un ruoto
da 22 cm di diametro e 8 di altezza + 8 cup cake
per la
torta:
220 gr di
burro t.a.
190 gr di
zucchero semolato
190 gr di
zucchero di canna
4 uova
grandi
330 gr di
farina + 1 cucchiaio per le fragole
2 cucchiaini
di lievito
I semi di ½ bacca
di vaniglia (o un cucchiaino raso di vanillina)
250 ml di
panna acida o yogurt greco (diluito con un cucchiaio di latte)
350 gr di
fragole
La buccia grattugiata
di due limoni bio
per la
glassa al limone:
150 gr di
zucchero a velo
il succo di
½ limone
Oggi
facciamo un classicone americano, la bundt cake (con la ricetta della pound
cake) facendo viaggiare la basilicata coast to coast oltreoceano.
Se volete
fare come me, che ad un piccolo cup cake non dice mai di no, allora usate la
dose fornita, in caso contrario, diminuitela di un terzo e procedete solo con
la torta.
Il
procedimento è molto semplice, una volta che avrete avuto cura di porre il burro
fuori dal frigo portandolo ad una consistenza cremosa e avrete le ciotole
pronte con gli ingredienti, ci vorranno 5 minuti.
Procediamo
quindi per ciotole e preriscaldate il forno a 170° in modalità ventilata (se
avete un forno che non fa le bizze come il mio, allora potete anche
preriscaldare a 180° modalità statica)
Tagliate le
fragole a pezzettini e riunitele in una ciotola con la buccia grattugiata di
due limoni. Mettete da parte.
 In quella
della planetaria ponete il burro e i semi della vaniglia.
In un’altra
pesate gli zuccheri.
Montate con
la frusta il burro per due minuti, poi aggiungete lo zucchero e lasciate
montare per almeno 5 minuti a velocità alta fin quando non avrete un composto
spumoso.
Mentre
monta, usate la ciotola dello zucchero per pesare la farina, cui unirete il
lievito e se non usate la bacca di vaniglia, anche un cucchiaino raso di
vanillina.
In un
bicchiere pesate in grammi la panna acida o in alternativa lo yogurt greco
allungato con un cucchiaino di latte.
Aggiungete
al composto ottenuto un uovo alla volta, avendo cura di non aggiungere il
successivo prima che quello precedente sia stato ben assorbito.
Se disponete
di una planetaria, vi suggerisco di cambiare la frusta con il gancio a foglia,
perché la farina e la panna acida, che verserete alternati a velocità media,
devono essere amalgamati, piuttosto che montati.

Una volta
che il composto sarà pronto, aggiungete un cucchiaio di farina alle fragole e
alle bucce di limone e mescolatele a mano con una lecca pentola.
Versate in
uno stampo ben imburrato e infarinato riempiendo per i 2/3 e cuocete in forno
per circa 40-45 minuti se ventilato o 50 -60 minuti in modalità statica.
Fate la
prova stecchino per verificare la cottura, aspettate che si freddi, poi
capovolgetelo su di una gratella e aspettate che si freddi.
Preparate la
glassa aggiungendo il succo di circa ½ limone allo zucchero a velo, mescolando
con una frusta.
Versate
sulla torta, riempite il centro con fragole fresche al naturale e gustate
alternando un morso alla fetta e uno alla fragola.

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