Paure – Orzo perlato all’insalata con pesto e datterini

ricetta pesto
L’ingenuità dei 16 anni ti fa credere che la morte
appartenga solo all’età adulta, molto adulta, alla vecchiaia.
A pensarci bene la paura che non hai a 16 anni è
ingiustificata.
Quello che ancora non hai avuto la possibilità di
sperimentare, le scelte che non hai ancora potuto fare, quelle che hai scelto
di non fare, le emozioni da provare e tutto quello che ovviamente non si ha
ancora avuto il tempo materiale di incontrare nel proprio breve percorso,
dovrebbero bastare a scatenare un terrore folle della morte.
E invece no.

A 16 anni credi di essere immortale e sicuramente
invincibile.
Per come la vedo io, che a 16 anni ero come tutti i
sedicenni, la paura della morte segue principi matematici ridicoli, secondo cui
l’aumento del timore è direttamente proporzionale non alla sua distanza, quanto
al suo avvicinamento.
Da trentenne ho molta più paura della morte oggi che tre
lustri fa e ne avrò probabilmente paura il doppio nei prossimi 3.
Che dipenda dalla consapevolezza di quello che si è
incontrato e vissuto o che dipenda semplicemente dalla coscienza che ogni
momento potrebbe essere quello giusto per coglierti di sorpresa e senza
avvisarti, sta di fatto che ci si comincia a pensare e a temere un po’ per se e
un po’ per tutti quelli che ti amano.
Per me che non credo al paradiso ne all’inferno, che non ho
alcun Dio che mi conforti e lenisca le mie ansie, la morte è pari al tasto off
di un telecomando, qualcosa che ad un certo punto fa puff e tu non ci sei più e
fine.
Quindi a pensarci bene non è che mi faccia paura il dopo, è
che proprio il pensiero di esistere ora e poi 
di colpo non esistere più che mi fa un po’ rabbia.
A volte mi domando esattamente perché sono nata avendo il
destino scritto uguale a tutta l’umanità.
Io vorrei una vecchiaia straordinaria, vorrei diventare la
donna più vecchia e rompipalle della storia, conoscere i figli dei miei figli e
ancora i loro figli, vorrei guardare il mondo cambiare infinite volte, vestirmi
in modo ridicolo per una nonnetta di 120 anni, cantare a squarciagola ai miei compleanni,  scrivere un romanzo su me stessa, cambiare
100 mestieri, girare il mondo, amare infinitamente.
Vorrei molte cose dalla mia vecchiaia, ma mi accontenterei
anche solo di averle da una vita normale.
Quello che però frega, quello che spesso frena, non è la
paura della morte come tale, ma la paura di non avere il tempo o le capacità
per avere una vita straordinaria.
Si, io quella paura me la porto appresso anche nei sogni.
Così alla morte ci penso spesso e spero di arrivarci
soddisfatta di com’è andata fino a quel momento.
Mi immagino allora in una stanza con tutte le persone che
amo, spero non troppo sofferente, che mi abbracciano, mi salutano, un po’
piangono e che nel momento in cui chiuderò gli occhi, come da prescrizione, mi
infilino in bocca un pezzo di cioccolata come ultimo atto d’amore.
ricetta pesto genovese
Orzo
perlato all’insalata con pesto e datterini
Ingredienti per 4 persone:
320 gr di orzo perlato
2 cucchiai colmi di pesto
250 gr di pomodorini datterini
olio e.v.o.
5 foglie di basilico fresco
1 spicchio d’aglio
3 pizzichi di sale
la
ricetta del pesto (per un barattolino)
60 gr di foglie basilico
25 gr di parmigiano
25 gr di pecorino romano
2 fettine sottili di aglio
6 cucchiai di olio (circa 40 gr)
15 gr di pinoli
2 pizzichi di sale
ricetta pesto genovese

Va bene, l’argomento più su non era gioioso e non ero
neanche troppo ispirata, ve lo concedo.
La ricetta di oggi non è esattamente un piatto gourmet, ma
mi perdonerete anche questo per alcuni motivi:
-la “non ricetta” è un jolly estivo da giocarsi in ogni
occasione
– potrete prepararla anche la sera prima
– si candida a pranzo ideale da portare in ufficio
– per quanto possiate considerarlo un piatto facile, io
comunque vi fornisco le dosi per un pesto squisito
– facile o difficile che sia, rimane un piatto fantastico
che non potrà deludervi (io che ne mangio a quintalate non resto delusa mai).
–  è un’ode ai
prodotti di stagione e alla freschezza (che non è poco)
– facciamo contenti anche i vegetariani, e le persone che
come me rifuggono la pasta e si rifugiano nei cereali (si. Questioni di dieta)
– una volta che avrete fatto il pesto la prima volta, la
seconda che vorrete rifare il piatto impiegherete quei 4-5 minuti in totale.

ricetta pesto genovese
Dunque cominciamo:

Per prima cosa lavate i pomodorini e tagliateli in fettine
sottili, metteteli in una ciotola, conditeli con due cucchiai d’olio, salateli,
aggiungete l’aglio (conservatene due fettine per il pesto) e il basilico fresco
e spezzettato con le mani. Mettete da parte.
Sciacquate l’orzo e mettetelo in una pentola con acqua
salata fredda (deve coprirlo di almeno tre dita), accendete il fuoco e lasciate
che cuocia per circa 10 minuti una volta raggiunto il bollore.

Nel frattempo, mentre l’orzo cuoce, sciacquate le vostre
foglie di basilico, stendetele su un canovaccio pulito, tamponatele con della
carta e riunitele insieme a tutti gli altri ingredienti in un mixer (si, se
avete un mortaio, tanto tempo e siete integralisti islamici, allora usatelo).

Cominciate a sminuzzare 10 secondi alla volta e se vi sembra
che non diventi una crema, allora aggiungete poco olio di oliva e continuate.

Personalmente non mi piace che sia troppo cremoso, ma
preferisco che le foglie e tutti gli ingredienti, per quanto minuscoli abbiano
una loro consistenza.

Scolate ora l’orzo e lasciate che diventi tiepido.
Aggiungete due cucchiai abbondanti di pesto ai pomodorini
che avranno rilasciato il loro liquido di vegetazione, mescolate bene e versate
l’orzo.
Il vostro piatto è pronto e avete due opzioni: lo lasciate
fuori dal frigo se lo usate per la cena oppure lo mettete in frigo fino a due
giorni e lo tirate fuori al bisogno.
pesto genovese
Il pesto che vi è avanzato ha due destini: se pensate di
usarlo nei dieci giorni successivi, allora ricoprite la sua superficie di olio
d’oliva e riponete in frigo, altrimenti, se non siete sicuri di utilizzarlo,
congelatelo in una vaschetta del ghiaccio riempendo ogni cubetto con 3 parti di
pesto e 1 di olio e.v.o.
p.s. nel caso non foste a dieta, sappiate che se aggiungete 250 gr di mozzarella di bufala a pezzetti non ve ne pentirete (ricordate di aggiungerla quando l’orzo sarà freddo).
pesto genovese

8 Comments

  • Ma sai che ho gli stessi tuoi pensieri sulla morte? Solo che io l'ho conosciuta da vicino fin da piccola quando è morto mio padre. Il puff mi terrorizza e mi capita di pensarci nei momenti più assurdi, mentre guido mentre cammino. Così come il non avere fede non mi permette di trovare conforto alcuno. La mia fine non riesco proprio a immaginaria, però. Comunque quella del cioccolato è un'idea davvero particolare.
    Ti abbraccio forte

    • lacaprino ha detto:

      Io non la temevo fino a prima di diventare madre. Ora ho paura che se io non ci fossi nessuno potrebbe aiutare i miei piccoli a crescere e allora ho paura, tanta paura.
      quella del cioccolato è un modo per finire tutto sublimamente.
      ti abbraccio anch'io.

  • Miss Mou ha detto:

    Mia mamma li chiamava i pensieri del cuscino perchè solitamente arrivano quando si posa la testa sul cuscino e nel silenzio si cerca di addormentarsi. Io sono stata terrorizzata dalla morte per anni da quando ho perso mia madre. Sono diventata ipocondriaca, grassa, triste. Ho chiuso il mio mondo in attesa dell'inevitabile. Un giorno poi mi sono semplicemente svegliata e tutto è cambiato. Ho ancora paura, quasi ogni giorno. Ma non come prima di finire. Ora ho paura di perdere la meraviglia che ho perso nel periodo in cui ero catatonica alle emozioni. Però è una paura avvincente, stimolante e riesce a spingermi fuori invece che invilupparmi. Bacini a te e al tuo orzo bellissimo.

  • lacaprino ha detto:

    I tuoi bacini me li prendo tutti Jess e non riesco ad immaginarmi quanto sia stato difficile farsi forza e riscoprire la meraviglia della vita.
    I pensieri del cuscino sono una definizione adorabile.
    ti abbraccio.

  • Gaia Sera ha detto:

    Le mie riflessioni sono le tue e come te, anch'io non ho un Dio caritatevole che mi possa prendere per mano al momento giusto ed accompagnarmi dai miei nonni e tutti gli altri morti che mi sono cari per poi cantare con loro cori celestiali infinitamente soffusa d'amore e di luce. Anche per me c'è solo un puff e la cosa più difficile è stato capire come gestire la cosa con mio figlio quando ha incominciato, molto presto, a farmi domande sulla morte. Raccontargli di angeli e paradisi sarebbe stato ipocrita e quindi mi sono limitata a dirgli che se ci comportiamo bene nella nostra vita, se non arrechiamo dolore agli altri, se sappiamo farci amare, beh, allora sarà quasi come non morire perché vivremo nella memoria e nel cuore delle persone che ci vogliono bene. Ma perché allora, nonostante il discorso fili e anche benino, io continuo ad avere una paura tremenda e a non accettare il pensiero della morte e soprattutto del dover abbandonare mio figlio?
    Pensiamo al cibo va, che è meglio. Ottima ricetta e per me per favore la versione rinforzata, con mozzarella di bufala ? Un abbraccio

  • Be' sì a 16 anni ci si sente invincibili, ma a volte anche talmente soli e tristi… e sì, è vero, la paura aumenta. Personalmente da quando sono diventata mamma, prima no. Adesso ho paura che i miei figli possano sentirsi soli, depressi, non capiti (anche se spesso è così anche se ci sono io), ma il fatto di esserci mi fa pensare che con me possano superare qualsiasi cosa… Forse bisognerebbe non avere figli per avere meno paura…

  • Damiana ha detto:

    Mi raccomando lascia per iscritto la tua volontà sul pezzetto di cioccolato :).lo farò sicuramente anch'io con la sfogliatella,anche se senza denti e più di la che di qua sarà difficile masticare,ma almeno mi porterò dietro quel profumo…Si,dai esorcizziamo le nostre paure,è normale averne e se la vita che abbiamo speso,non sarà straordinaria,sarà ugualmente speciale,anche solo per il dono di averla vissuta!Ed ora che mi fuma il cervello di prima mattina,mi annoto le tue direttive su questo orzo profumato e pieno di colore!Un bacione Francesca!

  • La mia paura è quella di lasciare persone che piangono, invece di persone felici e sorridenti di aver condiviso un pezzetto del cammino con me… beh, a pensarci bene anche persone che si fregano le mani, soddisfatte e sollevate, non sarebbe un granché… -_-'
    Ma ecco, se fossi mamma, vorrei essere una mamma uguale-spiccicata a te! Ti abbraccio, Fra!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *