Incontinenza social – Frittata di pasta monoporzione

frittata al forno monoporzione
Se un blog non parla solo di cucina come il mio, fino a dove
può spingersi?
La domanda me la sono posta mentre chiacchieravo a telefono
con un’amica dei fatti miei, dei massimi sistemi,  di cazzate, di un po’ di tutto.
Esattamente come sono solita fare qui ed esattamente come
ormai un po’ tutti facciamo, sentivo il bisogno di condividere con il mondo
social le mie riflessioni.
Fortunatamente non ricordo quale dei miei due figli, deve
avermi chiamato per la milionesima volta per questioni importanti come “mi peli
una carota”, “mi apri il rubinetto”, “posso usare l’Ipad”, “ho finito di fare
cacca, mi lavi?”, che il fervore delle mie riflessioni si è andato a far
benedire in un posto recondito della mia memoria.

Poco male per i mancati mal capitati, i quali, va detto,
sarebbero capitati in un’occasione assai rara, ché del mio nobile pensiero su
facebook e simili non si trova poi traccia rilevante.
Non so voi come usiate gli strumenti di condivisione di
massa,  non so voi cosa ne pensiate di
chi massicciamente abusa del mezzo social per diffondere il proprio verbo
mettendo bocca su gli argomenti più svariati, fatto sta che il fenomeno, a vari
gradi, coinvolge tutti nessuno escluso.
Quando ancora non ero una food blogger, quando ancora
facebook era un social che mi teneva in contatto con le persone della mia vita
piuttosto che un mezzo per diffondere la mia attività di casalinga ai fornelli,
l’uso che ne facevo era diverso.
Mi sentivo più libera di dire minchiate, di condividere una
canzone, di partecipare a una serie di discussioni virtuali che sarebbero certamente
continuate nella vita reale al primo incontro con gli amici, pubblicavo le foto
delle vacanze e dei miei figli, mi “esponevo” politicamente, percepivo quel
luogo virtuale come un luogo familiare che mi univa a chi non potevo aver
vicino.
Ora è diverso, ora (per colpa mia e di nessun altro) ho fra
le mie amicizie una serie di persone sconosciute.
l’80% dei miei contatti si divide fra persone che ho visto
una volta nella vita, persone che farei a meno di rivedere una volta nella
vita, persone che non ho mai visto di persona nella mia vita e ultimo, ma non
ultimo, persone che non vedo l’ora che entrino a far parte della mia vita.
Già perché alcuni si rivelano una scoperta positiva, alcuni
li sento più vicini di quanto si presupponga per uno sconosciuto,  altri sono una tortura per quello che
condividono, per le cose che dicono, per il numero di volte in cui, in una sola
giornata, sentono il bisogno di esprimersi.
Il bipolarismo di alcuni soggetti, poi, mi lascia
esterrefatta.
Il medesimo soggetto nell’arco di poche ore riesce a:
–      
postare una foto di se stesso/a che bacia il
proprio infante
–      
professarsi non razzista, ma altrettanto
desideroso di bruciare vivi i rom (!?)
–      
precedere un (inutile) video di gatto che fa le
fusa con un milione di cuoricini
–      
inveire contro gli omosessuali che mettono a
rischio la (sua) famiglia
–      
rendere partecipe il mondo della sua attività
gastrointestinale e di quella delle sue ghiandole sudoripare
–      
chiedere la pace nel mondo (si, proprio come
nelle letterine delle elementari a babbo natale)
Il mio istinto davanti a cotanta sfacciataggine, sarebbe
quello di inveire contro tutti, dicendo parole rabbiose e scostumate che non si
addicono ad una signora quale ormai devo accettare di essere diventata, ma la
verità è che questo eccesso di egocentrismo, questo voler a tutti costi
attirare l’attenzione del prossimo, questo voler dire (come se a qualcuno
interessasse davvero) la propria opinione su qualsiasi argomento di attualità
esistente, in realtà mi fanno sentire sollevata.
Mi sento un po’ più normale, un po’ meno egocentrica di
quanto generalmente non mi rimproveri di essere, un po’ più uguale alla me
stessa tollerante e aperta che credo rappresenti la parte migliore di me, un
po’ più riservata di quanto, a dispetto di questo spazio di apertura totale che
è il blog, io abbia temuto di apparire.
Quindi, tanto per rispondere a me stessa e alla domanda di
apertura di questo articolo, forse il limite da autoimporsi quando si
interloquisce con persone che non conosci e che arrivano da te cercando di
capire come cucinare un piatto, ma che di te non sanno niente, deve
corrispondere  esattamente alla
proporzione che il fastidio che si prova a leggere l’incontinenza social di
alcune persone ti provoca.
Per una volta nella vita, a me che non professo alcuna
religione (si, questa era un pensiero geopoliticoreligioso), solo la bibbia può
venirmi in aiuto:
non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri
facessero a te.
Quindi mi risparmio, vi risparmio e amen.

frittata al forno monoporzione

Frittata di pasta
Ingredienti per 12 frittatine – per 6 persone normali
o 4 voraci
Per la frittata
350 gr di spaghetti (preferibilmente di un buon marchio e
con cottura lunga)
200 gr di olive nere di gaeta intere
100 gr di capperi eoliani da dissalare
4-5 pomodori secchi
4 uova grandi
6 cucchiai di parmigiano
1 macinata di pepe nero
olio e.v.o. q.b.
Basilico q.b. (che a me non basta mai, quindi abbondate)
Sale (grosso, un pugnetto per l’acqua della pasta)
Per il sugo
15 pomodorini ciliegia
200 ml di passata di pomodoro
1 spicchio d’aglio
olio e.v.o. qb
basilico q.b.
sale q.b.
frittata al forno monoporzione
Quando comincia il periodo estivo, quando si sta per
partire, quando si va al parco, quando si va ad un concerto e in qualsiasi
situazione è previsto si stia fuori per il pranzo e non in prossimità di un
rivenditore di cibo prét a manger, il napoletano alto, quello medio e quello
basso, prepara la frittata di pasta o si assicura che qualcuno provveda a farlo
al posto suo.
La frittata di pasta è una ricetta pressocchè fuori dalla
stratificazione sociale, un simbolo di unione di classe e un classico della mia
città.
frittata al forno monoporzione
Va detto che qualsiasi pasta avanzi dal giorno prima può
trasformarsi in una frittata, ma rimane il fatto che è e rimane anche una
preparazione a se, riservata alle occasioni sopra citate.
L’altro giorno ad esempio, mi sono maledetta 100 volte per
non averla fatta, perché tra le pizzette prese in rosticceria, le bibite, le
patatine e i gelati presi al bar, dal mio portafoglio sono volati via circa 30
euro più l’ingresso alla spiaggia.
Non ci ricasco, mi sono detta, non arriverò di nuovo
impreparata di fronte alla fame atavica degli stomaci della mia prole e dei
miei amici, non succederà di nuovo, lo giuro!
frittata al forno monoporzione
Quindi frittata, abbondante, monoporzione, come la faccio
io.
Il segreto di una frittata, sta nelle proporzioni con le
uova, nella temperatura della pasta, nel condimento che non deve essere troppo
sugoso e nella pazienza che bisogna avere quando si attende di girarla senza
che si spatasci mentre lo fate.
La frittata classica, che differisce da quella che vi
presento oggi, differisce solo in due cose:
l’uso della padella vs teglia muffin, l’uso del fuoco vs
forno.
Vi confesso che quando ero già brava a flambare le crepes o
a mantecare un buon risotto, il mio neo erano le frittate.
Non le sapevo fare, si rompevano, mi innervosivano.
Ma le sfide culinarie sono la mia passione e dopo aver
capito quale fosse la giusta proporzione degli ingredienti ho dovuto fare i
conti con la mia pazienza in cucina.
Si, senza autoproclamazioni, ora sforno delle frittate
perfette, perché ne ho capito la filosofia, ci ho fatto amicizia e ho capito
che una frittata in padella va presa così:
– temperatura alta quando si versa
– fuoco mite mentre cuoce
– cottura con coperchio
– movimenti di braccia occasionali perché non si attacchi
– disposizione zen per il tempo di cottura che DEVE essere
lento
– verifica della compattezza
– piatto della dimensione corrispondente a quella della
padella per poterla girare in sicurezza
– stessi passi appena descritti per il lato ancora da
cuocere
Se poi non volete essere zen per costrizione, ma lo siete
per vocazione, allora bando alle ciancie, zero filosofia, accendete il forno e
tirate fuori la teglia per i dolcetti!
frittata al forno monoporzione
(finalmente) COMINCIAMO!
Mettete a bollire una pentola con abbondante acqua salata.
Snocciolate tutte le olive, dissalate i capperi, tagliate in
striscioline i pomodori secchi e riunite tutto in una padella con poco olio
dove avrete già fatto sfrigolare un po’ l’aglio.
Soffriggete per pochi minuti, giusto il tempo di fare
insaporire l’olio e amalgamare i sapori (non aggiungete sale).
Spegnete e tenete da parte.
Buttate la pasta e cuocetela per un minuto in più della metà
del tempo indicato sulla confezione (7 minuti su 12 per me), mettete un mestolo
piccolo di acqua di cottura nel condimento, scolatela e mantecatela per una
trentina di secondi a fuoco vivace.
Ora spegnete e aspettate che freddi (se volete abbreviare i
tempi ed evitare che la pasta scuocia, trasferite tutto in un piatto freddo che
non sia una ciotola).
Preriscaldate il forno a 200°- 220° (il mio forno è un po’
ballerino).
In una ciotola ampia sbattete le uova con il parmigiano e il
pepe (ancora niente sale per me, ma se volete solo un pizzico), aggiungete in
ultimo una valanga di basilico fresco spezzettato a mano e la pasta ormai
fredda, mescolando a lungo.
Questo passaggio è importante, per cui assicuratevi che
l’uovo sia completamente amalgamato alla pasta, che dovrà risultare cremosa.
frittata al forno monoporzione
Con l’aiuto di un coppino e di una forchetta, formate dei
nodini di pasta, adagiateli nei 12 vani della teglia, livellate con un
cucchiaio e ultimate con tutto il condimento rimasto sul fondo.
Infornate per circa 20 minuti, ma regolatevi con il vostro
forno; la pasta sarà pronta quando si sarà formata una bella crosticina
superiore.
Ora le cose sono due, o con l’aiuto di un cucchiaio
estrarrete le frittatine e le metterete in un contenitore ermetico da portare
in spiaggia, oppure preparete un bel sughetto al doppio pomodoro che verserete
abbondante gustandole al piatto.
Il sughetto non ve lo spiego, che lo sapete fare tutti.

frittata al forno monoporzione

14 Comments

  • Paola Sabino ha detto:

    L'abitudine a vomitare parole e sentenze e opinioni su ogni cosa, che sia la pipì del gatto o l'allineamento dei pianeti, la conosco bene, ahimè. Mi sono accompagnata per qualche anno a un uomo che aveva l'abitudine di farlo, nonostante le mie mille mila proteste e i mille mila suggerimenti che forse non è propriamente detto che al mondo interessi la tua opinione. Ma nulla, parole al vento. Un tempo fb lo vivevo come luogo in cui condividere canzoni, quadri, foto e citazioni. Oggi sulla mia bacheca si mangia solo e si ascolta musica, che quelle sono costanti. Qualche volta si legge un libro.. che poi se ci penso bene potrei definire la mia bacheca l'ombrellone in una spiaggia d'estate. La frittatina c'è, che posso volere di più?

    • lacaprino ha detto:

      Cara Paola, io l'ho scelto con il lanternino il mio Mc Giver, il quale non solo non ha regurgiti social, ma non ha proprio i social.
      Old fashion in tutte le sue cose, non ha mai avuto Facebook ne capisce (beato lui) cosa vuol dire per tutti gli altri che ce l'hanno.
      Nel mio facebook ormai si magna solo, quindi forse più che l'ombrellone sulla spiaggia, io sono il bar 🙂
      un abbraccio

  • Marghe ha detto:

    Anche io ci ho pensato spesso sai?
    Sui social oscuro i contatti in minimissima parte, per il resto ignoro placidamente stalker, invasati e bipolari… non per mancanza di opinioni ma per disinteresse verso il soggetto.
    Quando invece condivido qualcosa su Facebook (al 90% sentimenti, buoni o cattivi) è tendenzialmente perchè lo potrei pure gridare al mondo, quindi chissenefrega se quelli a cui lo grido poco o nulla mi conoscono. La prendo un pò come una serenata in luogo pubblico, diciamo così. Su IG pubblico principalmente cazzate, e quelle le legga chi vuole. In generale non sopporterei di non sentirmi libera di esprimermi, penso il limite della decenza di averlo e quindi va bene così.
    Per quanto riguarda invece il blog, ogni tanto mi dico che dovrei scrivere più ricette e meno paturnie.
    Ma in fondo quando l'ho aperto l'ho fatto per me, e così continuo a vederla… mettere le emozioni nero su bianco è terapeutico per chi è emotivamente posseduto come me 🙂
    Quindi, per restare in tema biblico, amen: chi si becca la mia torta, si becca il pacchetto completo!
    Amore per te e le frittatine <3

    • lacaprino ha detto:

      Cara Marghe, ho passato tanto tempo sul tuo blog (che adoro) saltando da un post all'altro e capisco benissimo cosa intendi per sentimenti.
      Le pure di cuore possono dire ciò che vogliono, quindi, sentiti liberissima di farlo in ogni occasione.
      ti abbraccio.

  • Elisabetta ha detto:

    Che meraviglioso ricordo.. Quando ero piccola andavo al mare dai miei zii, e mio zio, napoletanissimo, preparava sempre la frittata di spaghetti. Non la mangio da 30 anni, ma ora che butto la pasta per pranzo ne aggiungo un po' che faccio la tua ricetta domani! Grazie mille!!

    • lacaprino ha detto:

      Vedi, è un'equazione che sta sempre su, quella del napoletano e della frittata di pasta in spiaggia.
      Sono felice di aver risvegliato un ricordo e rido perché tutte le persone che conosco che non sono di Napoli, hanno sempre uno zio napoletano, ma com'è possibile?
      un abbraccio cara Elisabetta!

  • Facebook non ce l'ho perché lo percepisco antipatico, preferisco Instagram che è un'estensione del blog e lo trovo poco invadente, mentre G+ è un guazzabuglio e non lo uso quasi per nulla. Ho poco da dire al mondo, in realtà. Preferisco più chiacchierare con poche persone che mi sembrano affini e simpatiche, con cui prenderei volentieri un caffé vero. Chi vomita e sbraita sui social probabilmente lo fa anche di persona, meglio stare alla larga, non trovi?
    La fittatina di pasta è favolosa…

    • lacaprino ha detto:

      Io e i social abbiamo fatto amicizia di recente e la nostra amicizia la definirei per lo più commerciale.
      C'è stato un tempo, quello in cui avevo il giusto numero di amicizie vere come contatti, in cui era anche un luogo felice e senza sorprese, dove lo scambio era piacevole.
      Ora sono iscritta a tutti i social immaginabili (anche se ne so usare solo due), ma cerco di sfruttarli e capirne le potenzialità divulgative in relazione al blog. Diciamo che il mio è un rapporto basato sulla convenienza, ma non privo di inconvenienti 🙂
      un abbraccio

  • Spero di rientrare nelle persone da volere assolutamente conoscere… tu, per me lo sei! <3 <3 <3
    P.s. Sei un genio, ste frittate sono strepitose e io le rifaccio e me le rivendo subitissimo quando invito gli intimi a casa mia (circa 60 persone!) 😀

  • lacaprino ha detto:

    Tesoro, ovviamente tu sei uno di quegli inaspettati tesori che mi rimettono in pace con le brutture dei social.
    Ma manca poco, ad agosto mi faccio tutta la sicilia fin quando non ti trovo.
    Accendi i fornelli che io arrivo 🙂

  • Miss Mou ha detto:

    Quello che pensavo te l'ho già detto ma non ti avevo ancora detto che io adooooooro ste frittatine. Ma vieni in Sicilia pure tu quest'estate?

  • Francesca P. ha detto:

    Mi piace seguire e notare le coincidenze… ero venuta sul tuo blog questa mattina e ho lasciato questa pagina aperta per tornare a commentare con calma… e adesso ho visto che sei entrata a far parte di Ifood anche tu! Beh, allora c'è una ragione se il mio fiuto felino mi ha fatto tornare a trovarti proprio oggi! Resto sempre colpita da chi scrive bene, senza annoiare o perdersi, raccontando di sè con il tono che sente più vicino, che sia narrativo o ironico o poetico… sull'argomento di questo post potrei chiacchierare per ore, io che non sopporto Facebook e non lo aggiorno quasi mai, che sono allergica ai selfie e a tante dinamiche social che nè capisco, nè condivido e sono lontane anni luce da me… il mio blog tra l'altro, come il tuo, non parla affatto solo di cucina e l'idea di spaziare mi fa sentire rilassata, perchè libera…
    Dimenticavo: la frittata di pasta, avendo avuto nonni campani, la guardo sempre con un occhio affettivo particolare… e servirla così, a mò di muffin, mi piace assai! 🙂

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