Le facce dell’orrore – biscotti al cocco 3 ingredienti

biscotti al cocco

Le lacrime io le verso un giorno si e l’altro pure.

Per non piangere, sono diventata codarda e ho deciso di vivere in un mondo chiuso e scemo, quasi ignorante, in cui a tavola il telegiornale non lo guardo più.

Quando vedo gli sbarchi, le donne con i loro bambini, i padri che si separano dalle loro famiglie, e quei corpi bruciati dal sale, dal sole e dalla morte, io non riesco quasi mai a trattenere le lacrime.

Mentre sono a tavola nell’ozio e nell’opulenza dei miei pranzi, io mi sento in colpa per quello che ho e non voglio guardare.

Io chiacchiero allegra con i miei bambini e quello che ho, quello che do a loro e quello che ogni giorno per noi è considerato un diritto, improvvisamente è qualcosa che assume i caratteri di un grande privilegio di cui non ci accorgiamo neanche.

I morti del sud Africa, della Libia, della Siria e di qualunque altro posto nel mondo, a me fanno piangere.

Da mamma io soffro per tutte le mamme, per tutti i papà e per tutti i bambini del mondo.

La sofferenza selettiva cui qualcuno vorrebbe spingerci, per me non esiste.

Ma nel mio mondo non esiste neanche l’ipocrisia; e allora i morti di Parigi, mi fanno piangere, ma a differenza dei morti “lontani” di guerre lontane, mi fanno paura.

Venerdì sera io piangevo in diretta, mentre minuto dopo minuto si faceva più chiara l’idea che in una città del continente dove abito, persone che godono dei miei stessi privilegi, venivano brutalmente ammazzate per mano di ragazzi altrettanto giovani e pieni di una rabbia cieca, spietata e irrazionale.

L’idea che il male del telegiornale sembrasse improvvisamente entrato nella mia casa mi ha terrorizzato.

Un concerto, una cena in un bistrot, una partita di calcio.

Le nostre libertà, i nostri privilegi, i nostri diritti, la nostra vita di ogni giorno.

Una bomba sulla nostra vita quotidiana, che esplode improvvisamente e ti porta via tutto.

La vita per chi era li, la tranquillità e il disincanto per chi era qui.

Paura, una grande paura, che è montata e che non mi lascerà più con facilità.

Paura che domani possa succedere qui ai nostri cari , ai nostri amici, a noi e ai nostri figli.

Si, io non lo nego che ho una gran paura e non nego che la loro missione di infonderci terrore l’hanno studiata per benino per fare in modo che da oggi in poi la paura ci attanagli nelle azioni quotidiane, in luoghi quotidiani, durante azioni banali come andare a lavoro o stare con gli amici in giro.

Ma questa paura, da quel venerdì notte che è diventato una nottata, io la sto metabolizzando in silenzio.

In assenza di ashtag d’occasione, senza rabbia urlata sui social network, senza sparare volgarità che fanno più orrore dell’orrore che è stato consumato, senza lasciare che la ragione fosse soppiantata dall’irrazionalità del dolore.

Sono tre giorni che categorie intere di persone – migliaia, milioni, di persone – vengono bersagliate da un odio senza ragione, giorni che persone innocenti si sentono in dovere di giustificare se stessi solo perché sono nate in posti del mondo “sbagliati”, giorni che alla violenza ceca di persone folli si risponde con una violenza verbale di egual misura.

Giorni che si citano scritti violenti, giorni che politici e giornalisti approfittano dell’empatia della gente per solleticare tutta l’intolleranza sopita, giorni che al silenzio e al rispetto si preferisce un disgustoso vomito fatto di generalizzazioni, fascismi vari e opinioni a raffica.

Io no, io ritorno spettatrice del mondo e quello che vedo non mi piace.

L’orrore e il terrore non lo fanno solo i terroristi con i kalashnikov , l’orrore lo fanno anche il dolore selettivo, la rabbia senza controllo e le bombe di risposta.

L’orrore lo fate anche voi che piangete solo per chi vi sembra vicino e che nell’intolleranza verso gli altri non riuscite a percepire lo stesso odio di cui è fatta la follia.

Io non prego, perché non so pregare, ma il dolore lo vivo ogni giorno quando i morti che fa la follia dell’uomo mi scorrono davanti agli occhi.

Io non sono Parigi.

Io non sono solo Parigi, ma fa un male terribile lo stesso.

Biscotti al cocco doppia versione

ingredienti per 28 – 30 biscotti:

2 uova grandi

170 gr di zucchero

250 gr di farina di cocco

per la versione al cacao e cioccolata, aggiungete a metà dose dell’impasto 40 gr di cacao amaro e 50 gr di cioccolata fondente.

biscotti al cocco

Venerdì sera io stavo facendo questi biscotti. Ero in cucina che sperimentavo la versione al cioccolato di questa ricetta che mio padre fa trovare sempre pronta ai bambini nella versione classica e che volevo rendere peccaminosa.

é una ricetta con soli 3 ingredienti che in circa 40 minuti è già pronta e fuori dal forno, così ho deciso di prepararla per un dopo cena a tirar tardi, in vista di un sabato senza scuola.

biscotti al cocco 3 ingredienti

Ma la notte è diventata nottata e tutti sapete e tutti per sempre la ricorderete.

Certo dovete perdonarmi se ritorno frivola e alla vita di tutti i giorni con le mie cazzate, il mio colore e la mia voglia di perdere un sacco di tempo in cucina, ma c’è chi scarica urlando, chi correndo e chi cucinando come faccio io.

Per cui facciamo questi biscotti al cocco che hanno 3 ingredienti nella loro versione basic e solo 5 in quella peccaminosa (che mi sembra riuscita perfettamente) e smorziamo la paura davanti ad un forno.

biscotti al cocco 3 ingredienti

cominciamo.

Nella ciotola di una planetaria (ma potete usare allo stesso modo delle fruste a mano), mettete le uova (che devono essere grandi per davvero) e lo zucchero, e montate fino ad ottenere un composto spumoso.

Se volete provare questi biscotti in entrambi i gusti, dividete la farina di cocco in due ciotole e dividete la dose di uova equamente.

In una delle due, aggiungete il cacao e le gocce di cioccolato e per entrambe amalgamate il composto fin quando le uova non saranno ben incorporate.

biscotti al cocco 3 ingredienti

Con l’aiuto di due cucchiai formate delle quenelle con l’impasto,(ma se volete potete anche fare delle palline, con una differenza di ordine puramente estetico), e adagiatele su una teglia rivestita di carta forno.

Infornate a 180° per 18-20 minuti o fino a doratura.

Quale pensate sia la mia versione preferita?

biscotti al cocco 3 ingredienti

Ringrazio la mia amica Cristiana, cui devo tutto quello che so sulla fotografia, per essere passata dall’altra parte dell’obiettivo e aver posato per me come modella.

8 Comments

  • Valentina ha detto:

    Valentina Indino
    Esattamente cosa intendi per “aggiungete a metà dose dell’impasto..” Le dosi esatte per l’impasto peccaminoso quali sarebbero? .. Grazie 🙂

    • lacaprino ha detto:

      Ciao Valentina,
      io ho fatto una dose intera (30 biscotti) metà bianchi e metà al cioccolato. se procedi come me, allora dividi la farina in due ciotole e ad una aggiungi le dosi indicate di cacao e cioccolato. se vuoi fare tutta la dose di farina di cocco al cioccolato le raddoppi.
      Insomma così:

      metà dose al cioccolato:
      125 gr di farina
      1 uovo
      85 gr di zucchero
      40 gr di cacao
      50 gr di cioccolata fondente

      oppure dose intera tutta al cioccolato:
      250 gr di farina di cocco
      2 uova intere grandi
      170 gr di zucchero
      80 gr di cacao
      100 gr di cioccolata fondente

      Spero di esserti stata d’aiuto 🙂

  • Stefania FornoStar ha detto:

    Anche io ho preferito non parlare, ma sono molto spaventata, così come anche i miei figli, e la cosa che più mi addolora è pensare a tutto questo odio, che scatena altro odio…

    I biscotti, invece, nella versione peccaminosa, li devo proprio provare, mentre gli altri li conosco bene, sono fra i primi biscotti che ho preparato dopo la diagnosi di celiachia…
    Un bacio

  • antonietta ha detto:

    Che dire! Io sarei pure rassegnata alla mia età, ma ho paura per mia figlia che è una come le tante figlie che il venerdì sera si incontra con gli amici, che va al cinema e ai concerti, e viaggia appena può per il mondo. Ovvio che continuerà a farlo, ma che paura e che ansia per me ancora di più di quella che ho sempre. Io guardo incantata e sgomenta quella madre della ragazza veneziana, Valeria, che, nonostante l’apparente calma avrà sempre dentro quel dolore bruciante. E anche io non voglio approfondire, e non voglio pensare al fatto che non ne usciremo. I bla bla bla non li seguo più, nè di mattina nè di pomeriggio nè di sera, se posso. Anche io mi tuffo nella cucina anche per distrarmi dai problemi quotidiani che pure ci sono.
    I tuoi biscotti li guarderò, ora è troppo tardi e sono reduce da tre giorni di macarons che mi hanno stressata! baci

    • lacaprino ha detto:

      Da madre ti capisco benissimo. I miei cuccioli sono piccoli, ma il problema è che questo terrore (soprattutto in una grande città come la mia) ti fa pensare che nessun luogo è sicuro. Bisogna farsi forza e andare avanti.Ti abbraccio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *